Libri

» L’arte di essere fragili, di Alessandro D’Avenia

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Ci sono libri che ti chiamano a sé e che rappresentano un valido rifugio dove rintanarti, una mano amica pronta ad alleviare le sofferenze, i dolori, e a farti aprire gli occhi, regalando al tuo cuore tenere emozioni e una sorta di slancio, di incoraggiamento ad osservare la vita con sguardo diverso.
A inizio anno non stavo bene. Ho deciso di seguire le emozioni negative, buttandomi su una lettura bellissima quanto densa di sofferenza, almeno per me. Perché nelle parole di Sylvia Plath, e nei suoi diari, io mi sono così ritrovata, da cadere in una sorta di limbo dal quale non riuscivo ad uscire.
Ve ne avrei voluto parlare nel blog, ma… non riesco a riprendere quel libro tra le mie mani. È la prima volta che segno così tante frasi. La prima volta che sento mie tante sue parole, sofferenze, paure. Tanti pensieri. La Plath non ha avuto una vita facile. Né una morte felice. Ed io mi sono sentita così in sintonia con lei, da sprofondare in un momento di vera angoscia. Forse perché entro in forte empatia con quello che leggo, il che non sempre è un bene.

Comunque questa premessa è solo per dire che poi ho deciso di affidarmi alle parole di D’Avenia e alle sue lettere al mio caro Leopardi.
Molti di voi potranno dire: Leopardi? Il poeta della tristezza e della depressione? Bel modo per tirarti su!

Ma io l’ho sempre amato. E D’Avenia te lo fa conoscere meglio, ti mostra una visione diversa di questo povero poeta così bistrattato. Leopardi in realtà amava la vita. Giacomo e Alessandro sono riusciti ad aiutarmi a uscire da quel periodo complicato, facendomi riscoprire ciò che più amo: l’arte delle piccole cose e che non importa quanto tu sia fragile. Da quelle paure e insicurezze, puoi trovare una luce, delle ali per svoltare la tua vita e vederla densa di nuovi colori. Perché è proprio dietro quella fragilità che si nasconde, in realtà, una grande forza.

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Libri

» Il valzer degli alberi e del cielo, di Jean-Michel Guenassia

Recensione (4)

Amare l’arte significa anche ricercarla nei romanzi. Quando mi è stato proposto un libro sugli ultimi giorni della vita di Van Gogh, ho subito avanzato la mia voglia di leggerlo e lasciare la mia più onesta opinione.
L’ho concluso proprio ieri, e oggi ve ne parlerò!

Intanto ringrazio la casa editrice Salani, per avermi concesso questa opportunità!

 

 

Vincent non era disposto a lasciarsi amare. Mi amava a modo suo, e io non lo capivo e non lo accettavo. Avrei voluto che mi amasse più della pittura, e questo era impensabile. Non poteva sacrificare la pittura per me; era semplicemente inconcepibile. Nella sua vita non c’era posto per una donna e la pittura. Si è sforzato ma, di fronte a un campo di grano, un tetto di paglia o un pagliaio, io non contavo niente.

Nella mia memoria ho serbato soltanto i momenti allegri, Vincent non era triste o arcigno, era come un bambino che scopre il mondo, avevamo milioni di cose da dirci. Ma lui sapeva che il nostro tempo era contato. Io no. Lui sapeva, d’istinto, molto prima che io l’ammettessi, che siamo soli sulla Terra e che contro questo non possiamo far nulla. Soli di fronte a noi stessi. Soli in mezzo agli altri. Qualunque cosa ci si possa inventare per far credere il contrario.

E Vincent è riuscito a dipingere proprio la bellezza di questa profonda solitudine.

Ho voluto esordire con questo brano perché è quello che mi è rimasto più impresso.
Vincent è riuscito a dipingere proprio la bellezza di questa profonda solitudine.
È una frase che mi ha molto colpita. E non mi sento poi così distante da questo pensiero. Certo, nella vita i rapporti sono molto importanti, ma molto spesso nelle scelte da prendere e in molte occasioni ti ritrovi a scontrarti con te stesso. Sei tu di fronte al mondo o, ancor peggio, a te stesso.

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Arte

» Tracce di arte in città!

L’arte mi è sempre piaciuta.
Non tutti i generi, ovvio. Però, ad essere sincera, non sono per nulla un’esperta e quindi non potrei mai soffermarmi ad analizzare un’opera nei minimi dettagli, negli aspetti tecnici, nel messaggio che si vuole comunicare. Anche se, credo, che soprattutto per quest’ultimo, ogni visitatore dovrebbe essere capace di interpretare l’opera a suo modo. No?
Quando vado a vedere una mostra, che sia di autori conosciuti o di altri locali, lo faccio per curiosità e per… emozionarmi.
Esatto. Io cerco sempre di trovare l’emozione. Non importa sia essa bella o brutta, ma l’opera deve colpirmi, deve provocare qualcosa all’interno della mia anima. Deve smuoverla in qualche modo. Sia che mi turbi in maniera negativa, sia che mi spinga alle lacrime o quasi per la sua bellezza. Mi è capitato spesso di innamorarmi di un’opera. Di restare del tempo ad osservarla, di sentire il cuore battere più forte. Di commuovermi e sentire gli occhi lucidi. Altre volte ho provato una profonda tenerezza, o anche tristezza. Di restare sgomenta di fronte a certi temi proposti.
Di sicuro però non so mai descrivere a parole le opere che vedo. Ne ho sempre una grande difficoltà. Perché mi piace quell’opera? Non saprei dire i motivi, ma… risponderei un semplice “perché mi emoziona”. Forse è sbagliato come concetto, ma questo è il mio pensiero.
Ci sono casi in cui, invece, certe opere proprio non mi piacciono, altri (soprattutto con certa arte contemporanea) che non capisco per nulla. Non critico, ma ammetto che certe cose forse non fanno proprio per me.
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Libri

» L’amore bugiardo di Gillian Flynn

Recensione (3)

PRIMO INDIZIO:

Di un thriller presto io vado a parlare,
perché non posso ancora una volta rimandare.
Una storia d’amore e tradimento,
ma anche di scomparse e tormento.
Chi è il vero bugiardo o pazzo dovrai scoprire,
e tramite i tanti indizi la storia intuire.

Nick o Amy chi è il vero bugiardo?

Mi sono divertita a buttare giù una sorta di indizio, elementi chiave del thriller psicologico del quale vi vado, finalmente, a parlare!
L’ho concluso diversi mesi fa, ma l’ho veramente amato.
Non sono una vera fan del genere, ma se ben scritto e se riesce a stupirmi con trovate che non ti aspetti, a volte non mi dispiace buttarmi in letture simili.

In verità, questo è uno di quei casi in cui ho visto prima il film e quindi già sapevo tutto, ma si sa, i libri donano sempre quel qualcosa in più. Anche se, tirando le somme, io li ho trovati piuttosto in linea l’uno con l’altro. E ho adorato ancora di più soprattutto l’interpretazione della bella e bravissima, Rosamund Pike nel ruolo di Amy.

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Riflessioni

» Giorni pieni di emozioni, ma torno presto! 

No, non sono scomparsa.

Sono giorni pieni.

Di emozioni. Di amicizie. Di prove con me stessa. Di grandi possibilità che mi vengono date. Di soddisfazioni e commozione per i bei messaggi che ricevo e che mi spingono a credere di più in me, o almeno a provarci.

Sto facendo tante foto, e il cuore è pieno di emozioni.

 

Ho tanto da imparare ancora, ma mi sento felice.
I giorni precedenti in realtà provo un’ansia assurda, ma poi quando sono lì, con la mia macchinetta in mano, vado alla ricerca di sorrisi da rubare, di arte, di sensazioni.

 

Non sono e forse non sarò mai una fotografa, ma è una passione che mi sta donando tantissimo!
Fino a lunedì, almeno, dubito di poter tornare sul blog… domani mi aspetta una giornata di foto e musica. E provo un mix di ansia e brividi! Tanta tanta felicità! Speriamo di portare a casa qualche bello scatto! 
A presto!

© foto mia.

La foto che vedete è un particolare del Teatro Ventidio Basso. Perla di Ascoli Piceno… la mia città! 

Lì mi sento a casa! 

Fotografia

» “Immagine in Movimento” la prima mostra a cui ho partecipato: le mie emozioni.

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Le belle esperienze ti regalano tanto, ma finiscono anche troppo presto.
In questi ultimi mesi sono stata presa da una passione forte che, come sono solita ripetere, mi ha un po’ tirata fuori da un periodo difficile, spingendomi anche a mettermi un po’ in gioco. Questa passione è la fotografia.

Non mi reputo una fotografa né un’artista, ma ho sempre amato fermare l’istante con una foto. Anche se la passione è cresciuta particolarmente negli ultimi anni, periodo in cui ho deciso di comprare una reflex e tentare di fare foto più “professionali” o quanto meno di capirne di più. Non ho mai fatto corsi, questo è il primo. Ho sempre cercato di capire da sola, attraverso libri e il web, e la pratica. Scattare, provare, rimediare. Quindi, quello che sono riuscita ad ottenere, è stato importante per me… un piccolo motivo di orgoglio, anche se la strada per comprendere al meglio i meccanismi giusti per fare foto migliori è ancora lunga. Però, credo anche che lo scopo principale delle fotografia sia comunicare qualcosa, dare emozioni. Ed è quello che cerco di fare ogni volta…

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Riflessioni

» L’amore per la lettura.

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«Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio respiro?»

{Il buio oltre la siepe • Harper Lee}

Mentirei se dicessi che ho sempre amato leggere. Da piccina leggevo fiabe e favole e poco altro. Però ricordo l’emozione della lettura di gruppo, alle elementari, e la possibilità di provare a scrivere un continuo… forse è stata la prima volta in cui ho davvero provato a scrivere storie. Ho ripreso qualche anno fa, lasciando andare la mia fantasia e spesso stupendomi di me stessa, ma forse di questo parlerò in un altro momento.

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