Libri

» Noi, di Evgénij I. Zamjàtin – Recensione

Recensione (19)

Letto per la #fantadistochallenge di Sono Solo Libri che, per il mese di agosto, prevedeva la lettura di un distopico/fantascientifico russo.

 

La distopia è uno dei generi che più mi affascina da un lato, e terrorizza dall’altro.
Non stiamo parlando di libri dell’orrore, dove gli autori cercano di far paura al lettore, ma di realtà alternative che, però, per certi versi spaventano un (bel) po’. Perché alla fine ti domandi: e se si arrivasse davvero a un mondo simile? O forse, basterebbe pensare che società in un certo senso simili sono esistite e rischiano di esistere ancora.

Ne ho lette diverse e altre ne leggerò, la mia preferita resta 1984 (trovate la mia vecchia recensione) di Orwell. Ricordo l’ansia, un senso di malessere, di oppressione, di difficoltà nel leggerlo. Non per la scrittura, ma proprio per il mondo creato dall’autore.
Però, se vi dicessi che Orwell è stato influenzato da un altro libro?

Ebbene sì, il titolo considerato capostipite della Distopia è Noi, di Evgénij I. Zamjàtin. Leggendoli entrambi troverete sicuramente delle affinità, soprattutto per i protagonisti (Winston/Julia e D-503/I-330) e per il Grande Fratello/Benefattore. Ma anche per altri motivi che però non posso svelarvi.

Ho letto questo libro per una challenge, ma lo avrei comunque recuperato, perché il mio ragazzo me ne parla sempre, e ormai la curiosità era troppo forte.
E, a parte una piccola nota personale di cui vi parlerò poi, ne sono rimasta profondamente colpita. Anche qui ho provato le stesse – o comunque simili – sensazioni di 1984: un senso di malessere, di ansia, anche tristezza nel pensare a un mondo simile.

Se amate il genere o comunque volete scoprirlo, vi invito a leggerlo. Di sicuro è un libro che non può mancare nella vostro bagaglio di conoscenze.

 

 

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Libri

» La Bisbetica Domata, di William Shakespeare – #aTeatroconShakespeare

Copia di Recensione (1)

Nel mese di Luglio ho letto la prima delle commedie di William Shakespeare per il mio lungo ma coinvolgente progetto #aTeatroconShakespeare.
Cercherò di parlare oggi de La Bisbetica Domata (The Taming of the Shrew)!

Fonti:

(* prese dall’introduzione al testo del libro che ho letto)
L’intreccio secondario riguardante il corteggiamento di Bianca ha come fonte diretta The Supposes di George Gascoigne, traduzione della commedia di Ludovico Ariosto, I Suppositi.

Il plot principale di Caterina, il motivo della bisbetica domata, era presente nel folclore, in testi e ballate medievali. Ad esempio, A Merry Jest of a Shrewde and Curste Wyfe, Lapped in Morelles Skin, for her Good Behavyour – un anonimo racconto in versi della metà del ‘500; e la ballata The Wife Wrapt in a Wether’s Skin.
Non è documentato che Shakespeare conoscesse questi testi, in verità, ma simili storie erano molto presenti all’epoca.

 

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Libri

» Vardø. Dopo la tempesta, di Kiran Millwood Hargrave – Recensione

Recensione (18)

 

Credeva che in quel mare non potesse succedere niente di peggio, credeva che niente potesse rivaleggiare con la malvagità della burrasca. Ma adesso sa che è follia credere che il male sia solo là fuori. Era qui, in mezzo a loro, camminava su due gambe, emetteva condanne con lingua umana.

 

 

Il tema della caccia alle streghe mi ha sempre colpita molto. Sin dalle superiori ho iniziato a far ricerche, letture, ad avere una certa consapevolezza di quella tragica pagina nera della Storia – che ha riflessi anche nella nostra attualità.
Quando ho letto la trama di questo libro, ne sono rimasta irrimediabilmente attratta. Lo volevo leggere assolutamente, e ringrazio Maria, ufficio stampa di Neri Pozza per avermi inviato una copia digitale.

Avevo letto molto dell’Inquisizione e caccia alle streghe in Europa centro-meridionale e in America, in particolare a Salem, ma non sapevo nulla o ben poco della realtà “nordica”. Questo testo ci aiuta a comprendere come anche in un luogo apparentemente lontano dal mondo, la mano dell’Inquisizione sia arrivata a sopprimere donne, ma anche popolazioni indigene dedite a culti pagani.

 

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Libri

» Per sempre romantici, a cura di Cesare Catà – Recensione

Recensione (17)

Il vento
è l’amante tenero dell’onda:
dal fondo la sommuove tutta
in un gorgo che spumeggia.

Se l’anima dell’uomo
è acqua,
il suo destino
è vento.

– Goethe, da Canto degli spiriti sopra le acque –

Mi sono sempre definita una persona romantica.
Non intesa come una di quelle che guardano o leggono solo storie d’amore, bensì per altri motivi che ho riscontrato nel testo di cui vi parlerò oggi.
Spesso mi capita di sentirmi una persona un po’ persa in un mondo che per certi versi sembra limitare quello che provo dentro. Ipersensibile, emotiva e spesso non compresa. A volte la realtà mi sembra così soffocante, che trovo ristoro solo nella bellezza: della natura, di un’opera d’arte, di parole che hanno quella magia insita capace di trasportarti in un altrove dove finalmente hai la sensazione quasi di sentirti meglio. Di fronte a un tramonto il mio animo è quasi sconvolto: mi è capitato più di una volta di provare un’emozione molto forte, come se la mia anima avvertisse una sorta di commozione difficile da gestire. Come del resto passerei ore e ore a osservare la luna, scossa da malinconia.
Amo la città, ma capita sovente di avvertire come una sensazione di prigionia, quasi, di soffocamento, soprattutto quando non riesco a scorgere il cielo, il riparo del tramonto, la bellezza del verde.
L’ho riscontrato anche di recente.
Il lockdown mi ha tenuto per sei mesi lontana da casa, dalla mia terra, dalle mie Marche. A volte ho avuto la sensazione che mancasse un pezzo di me, che si fermasse il respiro, quasi – e no, niente battutine tristi! – . Ma quando finalmente ho potuto far ritorno a quella che resterà sempre casa, ho lasciato scorrere lo sguardo verso i miei amati Sibillini, le colline, i tanti alberi d’ulivo, e ho permesso all’emozione di avvolgere la mia anima. È una sensazione che non si può descrivere.
Ma so che forse, nel mio intimo, un po’ di quello spirito ribelle del romanticismo coinvolge anche me. La me sempre alla ricerca della bellezza.

Ed è per tal ragione che questo titolo l’ho desiderato subito.

 

Non me ne intendo molto di poesia, in verità;  e, infatti, è il genere che leggo meno.
Non perché non mi piaccia, ma perché spesso sento di non comprenderla in maniera adeguata. Mi sento confusa, un po’ persa. Ci sono anche dei casi in cui, però, resto estasiata dalla bellezza dei versi, dall’immagine poetica che i vari autori riescono a donare: di un determinato paesaggio, persona, o il riflesso della propria natura interiore.
Quando ho scoperto questo libro, pubblicato dalla casa editrice LiberiLibri a cura di Cesare Catà – autore che apprezzo molto – ho deciso di andare oltre la siepe, il mio ostacolo, e cercare di provare a leggere alcuni di questi versi accuratamente selezionati, dei più importanti poeti inglesi e tedeschi del Romanticismo.

 

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Libri

» Il signore delle mosche, di William Golding – Recensione

Recensione

Titolo scelto per la tappa di luglio della #fantadistochallenge ideata da Sono Solo Libri, e con tema: “un distopico/fantascientifico con protagonisti dei bambini/adolescenti”.

 

 

Volevo leggere questo libro da diverso tempo, attratta dal titolo che rimanda a un demone, Belzebù, e che mi incuriosiva soprattutto per la scelta di rendere protagonisti di una realtà distopica dei bambini.
Dopo la grande delusione di Anna, di Ammaniti (che francamente ora mi piace anche meno, visto che ho riscontrato molti elementi simili a questa lettura), ne Il Signore delle Mosche di William Golding ho finalmente trovato un libro che affronta il tema in maniera originale, ma anche spiazzante.

Sono sempre più convinta che la fantascienza e la distopia non siano generi da relegare in una fascia inferiore, anzi. Tra le righe di queste pagine si possono trovare molti spunti di riflessione, che rendono molti titoli scritti anni fa in un contesto politico anche diverso, purtroppo molto attuali. Come in questo caso. Ho avuto i brividi nel capire quanto sia vera la riflessione di Golding, seppur nel suo assoluto pessimismo sulla natura umana, orientata facilmente al male.

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» La canzone di Achille, di Madeline Miller – Recensione

Recensione (16)

 

La mitologia, le leggende, le fiabe, mi hanno sempre attratta con particolare forza.
I miti greci e norreni, in particolare, sono quelli che più rapiscono la mia attenzione.
Ho amato l‘Iliade e l’Odissea, e spero di riuscire a rileggerli senza il dovere dello studio. Per questo motivo quando su Instagram ho visto una nuova idea di lettura – #iltesorogreco -, ho deciso di seguirla per quel che posso.

Chiara (@sorrideredibrutto) e Cecilia (@eccoilibri) hanno deciso di donare più attenzione al Mito Greco, leggendo ogni mese dei libri seguendo un tema specifico. Il mese di luglio prevedeva quindi una lettura sugli Eroi Greci. Complice una promozione della Feltrinelli, ho deciso di recuperare un libro di cui ho tanto sentito parlare – il più delle volte davvero bene – e mi sono persa tra le pagine della Miller, assaporando in maniera forse un po’ diversa la storia di Achille e del suo più amato amico – e forse qualcosa di più! – Patroclo.

 

 

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» Monstress Volume Quattro. La Prescelta, di Marjorie Liu e Sana Takeda – Recensione

Recensione (14)

Siamo giunti all’ultimo volume della serie Monstress – La Presceltapubblicato in Italia da Mondadori Oscar Vault, che mi ha lasciata con molti dubbi e mi è piaciuto meno dei precedenti – pur apprezzandolo per molti aspetti! -.
Cercherò, come sempre, di parlarne con attenzione, e condividerò le mie personali riflessioni sul motivo per cui non mi ha convinto completamente – pur donandogli un buon voto, soprattutto per i disegni che per me restano meravigliosi! -.

 

Il sangue è potere!

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» L’inferno è una buona memoria, di Michela Murgia – Recensione

Recensione (15)

 

Un giorno di diversi anni fa, mi ha chiamato con forza un libro.
Parlava di druidi e sacerdotesse, di Artù e dei suoi cavalieri, ma soprattutto di Morgana e di altre donne. Mi sono persa tra le nebbie, sono giunta ad Avalon. Ho amato e sofferto con loro. Mi sono arrabbiata e ho gioito. E, arrivata all’ultima pagina, ho chiuso il libro con un sospiro e una nuova consapevolezza.
Quel libro era Le nebbie di Avalon, di Marion Zimmer Bradley. 
Una lettura magica che mi ha dato tantissimo. Da quel momento ho cercato tutta la saga. Ho collezionato tutti i libri, perdendomi e ritrovandomi. Li ho riletti tutti una seconda volta, compiendo un viaggio da Atlantide alla Corte di Re Artù, ed è stato un percorso meraviglioso che mai potrò dimenticare. Ogni volta che prendo questo libro tra le mani, affiorano i ricordi, tornano le voci di tante donne che hanno amato, lottato, fatto sentire la propria voce in un mondo in cui gli uomini vogliono comandare, ma in cui le donne in verità muovono le redini del gioco, o comunque non saranno mai dimenticate.
Per me resterà sempre una delle saghe fantasy più belle mai lette.

Poi durante il lockdown ho visto tra le varie promozioni un titolo che mi ha subito attirato: L’inferno è una buona memoria, di Michela Murgia, e voltando la copertina ho letto quel prezioso titolo che ho nel cuore, Le nebbie di Avalon. Non ho resistito. L’ho preso e qualche giorno fa l’ho divorato.

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» Monstress Volume Tre. Rifugio, di Marjorie Liu e Sana Takeda – Recensione

Recensione (13)

Nel corso del viaggio che mi ha portata in Toscana, qualche giorno fa, ho divorato il terzo volume di Monstress: Rifugio di Marjorie Liu e Sana Takeda, pubblicato da Oscar Vault Mondadori che ringrazio!

Posso confermare che, almeno dal mio punto di vista, questa serie è un crescendo di emozioni, curiosità e bellezza.
Con questo terzo volume rispondono a tutte le domande? Ehm, no. Anzi, ne nascono altre, e la sete di conoscenza cresce. Perché certi personaggi si comportano con una simile ambiguità? Perché certi elementi? Perché altre azioni? Le due autrici riescono a tenerti incollata alle pagine, ti spingono a proseguire con avidità questo viaggio, perché vuoi capire, perché vuoi risolvere gli intrecci, perché devi sapere come andranno a finire le cose. E infatti scalpito perché desiderosa di leggere l’ultimo pubblicato.

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» Monstress – Volume Due. Sangue, di Marjorie Liu e Sana Takeda – Recensione

Recensione (12)

Nelle ultime settimane ho praticamente divorato il secondo e terzo volume di questa serie fantasy che mi è stata gentilmente inviata, in formato pdf, da Mondadori Oscar Vault, e me ne sto perdutamente innamorando. Se nel primo capitolo, infatti, avevo provato una certa confusione, nei successivi volumi si entra ancor di più nella storia, scoprendo nuovi luoghi, realtà, e personaggi, e altri pezzi del puzzle vengono aggiunti o trovano il loro posto. Ci sono ancora numerose domande alle quali trovare risposta, in altri casi alcune sorprese vengono chiarite. Ma la curiosità rimane, la voglia di proseguire è tanta. Infatti, a breve leggerò l’ultimo libro pubblicato – il quarto – e ve ne parlerò qui spero entro la fine della prossima settimana – perché poi parto per tornare a casa, e molto probabilmente il blog andrà in pausa -.

Fatta questa premessa passiamo al libro.

 

 

 

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