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» I Pacchetti de L’Orma Editore: William Shakespeare e Charlotte Brontë

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Quanti di voi amano ancora le lettere e le cartoline?
Quanti di voi ancora ne scrivono e inviano?
In un tempo in cui la tecnologia ha preso il sopravvento e i messaggi possono essere inviati velocemente attraverso uno smartphone o internet, il profumo della carta, la scrittura a mano, l’invio e l’attesa trepidante di una risposta si sono un po’ perse, sfortunatamente.

Eppure, c’è una casa editrice, che ho scoperto solo di recente, che ha inventato qualcosa di utile e delizioso, piccoli libricini graziosi nella forma e nel contenuto, che possono essere spediti come fossero delle cartoline: I Pacchetti, un’ottima idea regalo per chi ancora non ha perso l’amore per la carta, l’attesa, le lettere…

I Pacchetti, come si può leggere sul sito della casa editrice L’Orma Editore (che vi consiglio di conoscere!), sono dei libri da chiudere, affrancare (con un francobollo da 1,50) e imbucare in una qualsiasi cassetta postale (infrangendo il tabù di scrivere sui libri, ma niente paura, è solo la sovraccoperta…). I Pacchetti racchiudono le più originali, sconosciute, umane e quotidiane lettere dei massimi pensatori, artisti e uomini politici di tutti i tempi e riscoprono il gusto del dono implicito in ogni lettera di carta, a rischio estinzione in questi anni digitali.

Il loro prezzo? Solo 5 euro!

Come potete vedere dalla foto che ho messo,  io ne ho acquistati già due: il mio caro Bardo, William Shakespeare, e finora (non avendo ancora mai letto nulla di Anne) la mia sorella preferita delle Brontë, Charlotte. Sul sito, però, potrete trovare molti altri autori, per citarne alcuni: Virginia Woolf, Giacomo Leopardi, Mary Shelley, Luigi Pirandello, Italo Svevo, Stendhal e altri ancora.

Il primo che ho letto è stato William Shakespeare. Questo piccolo “scrigno” racchiude al suo interno varie lettere di differenti opere del bardo inglese: dalla lettera letta da Lady Macbeth, in cui già emerge la stessa ambizione del marito, e la voglia di spingerlo ancora di più alla conquista del potere; ad Amleto, Re Lear, le allegre comari di Windsor, Giulio Cesare, Come vi piace… insomma, un mix di opere in cui compaiono lettere importanti per lo svolgersi della trama, elementi capaci di innescare intrighi e svelare passioni amorose. A mio avviso, leggere questi estratti permette, a chi ancora non ha letto le varie opere del drammaturgo inglese o a chi avesse voglia di compiere una rilettura per approfondirle meglio, di andare a trovarle. Quindi una sorta di piccolo angolo cartaceo che instilla nel profondo una certa curiosità ed interesse. Di per sé comunque è stato gradevole da leggere, perché mi ha portata a riscoprire personaggi di cui avevo già letto, ma anche di trovarne dei nuovi che sono desiderosa di conoscere più profondamente.

Nel libro di Charlotte Brontë è invece possibile leggere alcune delle lettere scritte dall’autrice durante la sua vita e inviate alle persone più importanti: dalla sua più cara amica, Ellen Nussey, ai vari editori interpellati per far pubblicare i suoi lavori e quelli delle sue sorelle, al suo amato professore Constantin Héger, alla scrittrice Elizabeth Gaskell (che poi scriverà la sua prima biografia). In esso emerge il ritratto di una donna forte e determinata che, pur non allontandosi quasi mai dalla canonica dove viveva, rispettando i voleri del padre, e svolgendo lavori in linea con quello che la società si aspettava dalle donne dell’epoca, non si è mai persa d’animo per ciò che amava profondamente: la scrittura. La forza di una donna che lotta per la sua indipendenza, e che non si abbatte mai per le critiche, ma anzi, cerca sempre di migliorare. Una donna profondamente legata alla sua famiglia, le sue sorelle, suo padre; che non vuole sposarsi senza amore, o dovendo rinunciare alla sua essenza e alle sue inclinazioni (su questo punto ammetto che mi ha ricordato anche un poco la mia amata Jane Austen, quando dice “Sento di avere stima per Henry, è un uomo gentile e di buon carattere, ma non nutro nei suoi confronti, e mai potrò nutrire, un attaccamento abbastanza intenso da farmi desiderare di morire per lui. Se mai mi dovessi sposare lo farò con uomo che adoro a tal punto”.)

Charlotte è anche una donna che si innamora, e che non sa trattenere i suoi forti sentimenti, per un uomo però che non la ricambia. Quel professore da cui trarrà ispirazione per il suo primo vero romanzo.

Ho amato Jane Eyre, non solo il romanzo, ma proprio questa protagonista. Così forte, così determinata, così risoluta. Un personaggio che sembra così simile alla sua  scrittrice. E amo Charlotte stessa, quella ragazza e poi donna che compare in queste pagine: la sua forza, la sua determinazione, il suo affetto per le sorelle, suo padre e le sue care amiche, la voglia di rispettare forse in un certo senso quello che vuole la società, ma allo stesso tempo non lasciarsi imporre nulla, soprattutto per la sua scrittura. Sembra il ritratto di una donna che sa usare le parole giuste, che sa rispondere in maniera chiara e opportuna a chi criticava la scrittura delle donne, a chi non credeva che certi romanzi potessero essere scritti da tre sorelle, anziché tre fratelli come erano solite firmarsi agli inizi. Una donna intraprendente che è riuscita a trovare editori ed agenti per far emergere dall’anonimato i talenti delle sorelle e il suo. Una donna che non perde mai di vista se stessa e i suoi doveri, neanche con il successo, non si lascia travolgere da quel mondo di letterati della Londra del tempo, a cui non sente di appartenere, e allo stesso tempo resta ferma nelle sue idee, anche a rischio di critiche. Charlotte, una donna fragile nel fisico, ma forte nello spirito. Da ammirare, a mio parere.

Ci sono dei passaggi, in particolare, che mi piacerebbe condividere in questo blog. Frasi che ho voluto segnare, e che ho trovato molto belle. Frasi che possono esprimere perfettamente la sua integrità e determinazione.

Queste, ad esempio, sono alcune delle parole che lei scrive al “suo” professore, dal quale, però, non è ricambiata:

Si soffre in silenzio finché se ne ha forza, quando questa viene meno ci si lascia andare senza misurare troppo le parole.

[…]

Le dirò con franchezza che nell’attesa ho cercato di dimenticarla, poiché il ricordo di una persona che si crede di non dover più rivedere e che tuttavia si stima profondamente consuma lo spirito in profondità, e quando si è patito questo tipo di tormento per uno o due anni ci si ritrova pronti a tutto pur di ritrovare la pace.

[…]

È umiliante il non saper dominare i propri pensieri, l’essere schiava di un rimpianto, un ricordo, schiava di un’idea imperante e fissa che tiranneggia lo spirito.

In una lettera a Margaret Wooler, direttrice della scuola da lei frequentata, Charlotte mette a confronto l’educazione maschile con quella femminile e questo passo mi ha molto colpita:

Mi chiede se secondo me gli uomini non siano esseri strani: altroché se lo sono! L’ho pensato spesso e ho anche pensato che sia altrettanto strano il modo in cui siano educati, dal momento che trovo che non siano abbastanza protetti dalle tentazioni.

Le ragazze vengono difese come fossero qualcosa di molto fragile, oltre che sciocche, mentre i ragazzi sono lasciati liberi nel mondo come se, tra tutti gli esseri viventi, fossero i più saggi e i meno esposti alla corruzione.

Bellissimo anche il suo pensiero sulle “donne sole” che possono essere felici così come quelle sposate e madri.

… anche “una donna sola” può essere felice, tanto quanto una moglie adorata o una madre orgogliosa. Sono lieta di questo. Ho riflettuto a lungo sulla vita delle donne che non sono sposate né potranno mai esserlo, e sono giunta alla conclusione che non vi sia nulla di più rispettabile sulla terra di una donna che, giorno dopo giorno, costruisca la propria vita con pazienza e tenacia senza il supporto di un marito o di un fratello, e raggiunti i quarantacinque anni o più possieda una mente equilibrata che le consente di apprezzare i piaceri semplici e di avere il coraggio di affrontare le inevitabili difficoltà dell’esistenza, la sensibilità per compatire le sofferenze altrui e la predisposizione ad alleviarle per quanto è nelle sue possibilità.

Altro punto particolarmente interessante sono i suoi giudizi a proposito dei romanzi delle sorelle: “Cime Tempestose” di Emily e “Agnes Grey” di Anne. Emerge anche il suo impegno nella pubblicazione delle loro opere.

Ellis (*Emily) ha una mente forte, originale, ricca di uno strano potere, per quanto cupo. Quando scrive poesie questa potenza si esprime in un linguaggio che è allo stesso tempo denso, elaborato e raffinato, ma in prosa esplode in scene che, più che attrarre, possono più che altro turbare.

[…]

Agnes Grey rispecchia il pensiero del suo autore, purtroppo l’ortografia e la punteggiatura dei libri stampati ne mortificano il valore: quasi tutti gli errori corretti nelle bozze rispuntano invariati nelle copie finali. Se il signor Newby conduce sempre i suoi affari in questo modo saranno ben pochi gli autori che vorranno continuare a pubblicare con lui.

Ma entrambi i Pacchetti sono davvero graziosi da vedere e da leggere. E vi assicuro è possibile farlo tranquillamente in poche ore, regalandovi curiosità, interesse e anche piccole emozioni. O perlomeno, io ho davvero finito per adorare Charlotte Brontë, ed è nata ancor di più in me una forte curiosità per molte opere di Shakespeare che devo ancora conoscere e approfondire.

 

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Compilate, affrancate, e spedite! Facile, no?

 

 

 

 

Non chiedere ragione del mio amore, William Shakespeare
Da Lady Macbeth ad Amleto, le lettere dei personaggi

traduzione di Eusebio Trabucchi
a cura di Eusebio Trabucchi
2016, pp. 64, brossura con sovracoperta
isbn 9788898038800 | collana: I Pacchetti
€ 5,00

a cura di Laura Ganzetti
2016, pp. 64, brossura con sovracoperta
isbn 9788898038961 | collana: I Pacchetti
€ 5,00
Per il mondo dei libri, per oggi ho concluso! Nel prossimo post, spero di riuscire a parlare di un altro argomento: sono ancora indecisa se tornare ai viaggi, alla musica o al teatro/musical! Lo scoprirete solo tornando qui!

A presto,

 

» Marta

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