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L’Islanda è uno dei luoghi che mi piacerebbe vedere un giorno, affascinata dai suoi paesaggi, da quella terra di ghiaccio e di fuoco che affascina e sorprende. I paesi nordici hanno sempre destato in me una grande curiosità, una gran voglia di prendere e partire, per poter passeggiare non solo tra le strade delle città, ma anche e soprattutto nella natura, in quei vasti spazi che credo possano regalare molto all’anima. Purtroppo ancora non ho avuto questa fortuna, ma… restano ancora lì, impressi nei miei pensieri, all’interno di una speranza che spero di poter rendere realtà un giorno.
Proprio per questo mio amore, quando ho scoperto – purtroppo, come al solito tardi! – la casa editrice Iperborea, qualcosa è scattato subito. Curiosità, interesse, passione, voglia di ampliare le mie letture, di allargare i miei interessi, per scoprire anche la scrittura, i classici, le fiabe e le opere di questi paesi. Iperborea fa proprio questo. È una casa editrice specializzata in uno scopo importante: far conoscere la letteratura dell’area nord-europea nella nostra Italia. Svezia, Danimarca, Norvegia, Islanda, Estonia, Olanda, Belgio.
Tra Narrativa, Saggi e anche Gialli ci sono anche le leggende e i miti di queste zone. E io ho subito richiesto le “Fiabe Islandesi”, curiosa di saperne di più, di perdermi tra quelle pagine e scoprire il folclore di quella terra meravigliosa.

Ringrazio di cuore la casa editrice per questa opportunità!

Solitamente non do una grande attenzione alle copertine, o meglio, penso che l’occhio voglia la sua parte, quindi una copertina può attirare molto, ma è anche vero che se poi il contenuto non è così interessante, poco importa la bellezza “esteriore”. Ma in questo caso, oltre al contenuto, ho adorato immensamente anche come il libro è “rivestito”.

Non le ritengo molto fiabe per bambini, ma così come non lo sono quelle più classiche e maggiormente conosciute. Se si va a pensare alla loro vera essenza, non hanno delle immagini così belle e gioiose come la Disney ha mostrato. Però allo stesso tempo, come tutte le storie del genere hanno un insegnamento da regalare. All’interno ci sono immagini forse un po’ forti: da squartamenti, a bambini uccisi appena nati, e altre morti; seppur tutto sia scritto con la consueta semplicità.

Troviamo troll, animali magici, elfi, nani, giganti a due e tre teste, Re, Regine, Contadini, matrigne. E come ambientazioni boschi (seppur siano insoliti per una terra come l’Islanda) e laghi, caverne e colline.
Tra i temi che ricorrono, come in tutte le fiabe, spiccano sicuramente le prove da superare (solitamente tre), per arrivare ad ottenere il consueto lieto fine (sempre presente); per ottenere magari una vita migliore, per poter sposare il re o la regina di turno, o semplicemente per salvare la vita ad altre persone. E quello che emerge è anche l’importante dell’essere gentili, onesti e gran lavoratori. In più storie infatti si scopre che attraverso il lavoro, la gentilezza, la delicatezza nei modi, l’onestà, si ottengono tesori preziosi, mentre il nulla compare nelle mani di chi si è dimostrato pigro e insolente.
Spesso il confine tra mondo reale e soprannaturale è molto flebile, sottile. Ci sono molti incantesimi che tramutano le persone in animali o troll, o altri esseri all’apparenza disgustosi. Prove da superare, impegno, costanza. Ci sono morti, ma si arriva sempre a un lieto fine.

Ammetto di essere rimasta sorpresa nel leggere la somiglianza di molte di queste fiabe. Alcune sono molto molto simili tra loro. C’è anche una ripetizione di nomi sempre uguali, soprattutto tra le tre sorelle, di cui spesso due molto amate dai genitori (e solitamente le peggiori!) e una invece disprezzata o comunque messa da parte, che si rivelerà essere la chiave delle vicende, la persona buona che può ottenere la giusta ricompensa per il suo cuore e il suo lavoro.

Interessante è anche la somiglianza di almeno due fiabe con altre più conosciute e tradizionali. Io, ad esempio, ho trovato degli elementi comuni tra “La Bella Addormentata nel Bosco” e la “Fiaba di MærÞöll”: qui si narra la storia di una coppia di duchi che non riusciva ad avere figli. Fino a quando, la donna non incontra in sogno tre donne in abiti azzurri che le consigliano cosa fare per ottenere questa grazia, questo suo desiderio profondo. Ma in cambio le chiedono di essere pronta a ricevere la loro visita nel momento della nascita per poter decidere loro il nome del figlio. Effettivamente i due riescono ad avere una bellissima bambina, alla quale le tre donne (le Mantoblu) fanno dei doni, oltre al nome. Incantesimi potenti, positivi e importanti. Tranne la terza figura che, amareggiata per non aver ricevuto la stessa accoglienza  delle sue sorelle, le fa “dono” di una profezia terribile.  Non sto a raccontarvi nei dettagli, perché vorrei solo stuzzicare la vostra curiosità e il mio intento è anche quello di far comprendere perché io abbia notato queste sottili somiglianze con la storia della Bella Addormentata nel Bosco, anche se forse è solo una mia sensazione.

L’altra fiaba che, invece, sembra essere davvero una versione islandese di “Biancaneve” è “Vilfríður più bella di Vala”, dove ci sono molti elementi in comune: dalla presenza di una matrigna con uno specchio magico, invidiosa della maggior bellezza della figlia, a quella dei nani pronti ad aiutare la ragazza (con l’aggiunta, però, anche del popolo fatato!).

La bellezza e importanza di alcune fiabe la riscontro anche nelle tematiche forse un po’ diverse. È interessante, infatti, leggere di storie in cui sono le fanciulle ad affrontare prove, a mettersi in gioco per ottenere quel lieto fine. Sono le donne a salvare, e non più solo ad essere salvate.
Due esempi molto belli e interessanti sono la “Fiaba di Hlini figlio del re” e “Le figlie del contadino”.
E, come si può confermare anche nella postfazione di Silvia Cosimini, c’è anche un testo che tratta il tema dei transgender o comunque di una sessualità ambigua del protagonista: la “Fiaba del re Oddur”, che ho trovato anche molto bella.

Fiabe, racconti orali e immagini che appartengono alla storia di un popolo e che vanno conservati e trasmessi, perché sono parte di un patrimonio folcloristico e importante da non perdere. Ho sempre pensato sinceramente che siano importanti anche le leggende, i miti e le fiabe per conoscere la storia di un popolo; e costruire anche percorsi utili e interessanti.
E il mito compare anche nella prima pagina, nel descrivere la genesi del cosiddetto popolo nascosto in Islanda: ossia i figli di Eva non lavati e non presentati a Dio per vergogna, e da questi nascosti a tutti gli uomini.

E così quei bambini diventarono subito invisibili a tutti, e dimorarono in colline, poggi e pietre. Da loro derivano gli elfi, mentre gli esseri umani discendono dai figli che Eva aveva mostrato a Dio. Gli esseri umani non possono vedere gli elfi, a meno che non siano gli elfi a volerlo, perché loro possono invece vedere gli uomini e fare in modo di essere visti.

Consigliato, assolutamente!
E spero di poter reperire presto anche le altre fiabe pubblicate dalla casa editrice: le fiabe danesi e quelle lapponi!

» Marta


♦ Link per acquistarlo su Amazon: Fiabe islandesi

Casa editrice: Iperborea
pp. 224
Nazione: Islanda
Traduzione e Postfazione di Silvia Cosimini
Collana: Narrativa
Prezzo: 16 euro.

Voto: ♥♥♥♥/5

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