Libri

» Bruges, la Morta di Georges Rodenbach

Oggi fa di nuovo molto freddo.
Per fortuna tra le cose buone dell’inverno c’è il fuoco. Rimarrei ore accanto al caminetto ad osservare le fiamme, quel contorcersi delicato di quella linfa di luce, di calore. Però, ecco, avere il camino non è sempre una cosa ottima, perché poi è difficile lasciarlo, e fare qualcosa di utile.
Non sono un’amante del freddo, quindi potete capire bene che trascorrerei volentieri ore a letto, sotto caldi piumoni, o accanto al fuoco. Ma la vita scorre, va avanti, e non puoi restare immobile. Purtroppo.
Chiacchiere a parte, oggi voglio parlarvi di una lettura che mi ha sorpresa e incantata, soprattutto per lo stile, perché diciamolo la trama o meglio il suo finale è fin troppo chiaro sin dall’inizio. Sto parlando di un’opera di Georges Rodenbach: “Bruges, la Morta” nelle versione pubblicata da Fazi Editore.

L’ho scelto perché attirata non solo dalla consueta bellissima copertina – quanto adoro quelle realizzate da questa casa editrice? Troppo! – ma anche e soprattutto – come è chiaro – per la trama. E poi avevo voglia di leggere un autore nuovo per me, qualcosa di diverso. Ho sentito quella vocina insistente del libro e ho risposto. Ringrazio infinitamente la Fazi per avermi concesso questa opportunità!

bruges

Quando ho iniziato a leggere questo romanzo breve, o forse mi piace più identificarlo come una sorta di Novella o Racconto lungo, sono subito rimasta rapita dallo stile. Rodenbach è stato anche poeta, e questo lo si avverte. Sono rimasta ammaliata dalla bellezza e dalla ricerca delle parole usate per descrivere non tanto i luoghi e i personaggi, quanto gli stati d’animo, gli impulsi emotivi di una persona rimasta sola, e di una città che acquisisce un ruolo principale: Bruges è il vero personaggio principale del libro.

La storia ha inizio proprio in questa cittadina belga, chiusa e grigia. Un paese piccolo, dove il fervore cattolico è molto accentuato, e dove tutti conoscono tutto, con un rapido passaparola a cui non importa della privacy delle persone. L’ho vista come una di quelle piccole città dove non puoi compiere un’azione, o cambiare, che tutti puntano lo sguardo su di te, pronti a giudicare in nome di regole dettate dall’alto, o da una religione che non ammette certi atteggiamenti, certe scelte.

È qui che troviamo Hugues, il nostro protagonista, un uomo solo che da cinque anni ha ormai perso sua moglie, la sua amata Ofelia. Con lei aveva viaggiato molto, aveva conosciuto il vero amore e la felicità, e al suo fianco era passato anche in questa cittadina la cui malinconia, però, non aveva intaccato la loro gioia.

Egli aveva conosciuto l’amore nel lusso, negli svaghi, nel viaggio, attraverso paesi sempre nuovi che rinnovavano l’idillio. E non era soltanto la tranquilla dolcezza di due sposi esemplari, ma la passione intatta, la febbre continua, il bacio mai sazio; l’armonia delle anime, distanti e tuttavia unite come le rive parallele di un canale che mescola i loro due riflessi.

Ed è proprio qui che decide di venire a vivere dopo che la luce della sua vita lo ha lasciato. Di lei conserva una sorta di reliquiario nel suo appartamento: come se quei ritratti, quegli oggetti e soprattutto la sua treccia dorata, chiusa in una teca di cristallo e posta sul pianoforte ormai muto da tempo, potessero far rivivere la Morta, come se lei potesse ancora essere presente nella sua vita. Ricordi utili a non dimenticare il suo volto, come se ci si sentisse in colpa e far morire i propri cari una seconda volta dimenticando le loro fattezze.

Hugues cammina ogni sera, al crepuscolo, lungo i canali solitari e i quartieri ecclesiastici della città, dove può trovare similitudini con il suo lutto. Tutto a Bruges rimanda a un colore che rende malinconici, e che ben si lega al suo umore, alla sua tristezza, alla sua vedovanza: il grigio.
Il grigio di novembre incombe su quei vicoli, quei quartieri, e anche le campane con il loro suono sembrano spargere nell’aria polveri di suoni, la cenere morta degli anni.

La stessa acqua non riflette colori, ma percorsi incolori di silenzio.

Proprio per questo l’ha scelta. Bruges è la perfetta città, così in linea con la sua malinconia, così stretta alla sua anima.

Un’equazione misteriosa si era creata: alla sposa morta doveva corrispondere una città morta. Il suo lutto immenso esigeva uno scenario adeguato. Solo qui la vita gli era sopportabile.

Hugues ha bisogno di un infinito silenzio e di un’esistenza monotona. È come se morta Ofelia, lui non volesse più vivere. Ma allo stesso tempo, a causa della sua religione, del suo credo, non può porre fine alla sua vita. Il suicidio lo avrebbe esiliato dal seno di Dio, perdendo l’ultima possibilità di rivederla.

Bruges era la sua morta, e la sua morta era Bruges.

In una delle sue camminate serali, però, qualcosa accade. Un incontro fugace, improvviso, e un alito di vita sembra scuoterlo dentro. A Hugues sembra di rivedere la morta tornata in vita. Scorge il volto di una donna così simile alla sua amata Ofelia, come se la vita volesse concedere loro un’altra opportunità.
Non resta immobile. Deve conoscerla, deve rivederla, sapere. E così, ben presto, seguendola, scopre che si chiama Jane Scott e fa la danzatrice di teatro.

La somiglianza è la linea d’orizzonte fra l’abitudine e la novità. Questa particolare raffinatezza opera soprattutto in amore: con l’incanto del sopraggiungere di una donna nuova che somigli all’antica.

Quella che potrebbe essere un’occasione per uscire fuori dalla sua vita monotona, triste e grigia, ed aprirsi a un nuovo amore, in realtà diviene solo un’illusione, che può portare alla follia. Hugues vorrebbe che la “viva” fosse uguale alla morta. Che Jane fosse l’esatta rappresentazione vivente della sua Ofelia. Ma pian piano, comprende sempre più che non è facendole indossare i suoi vestiti, facendole tingere i capelli sempre di quell’oro tanto amato e venerato, che farà rivivere la donna che ha perso. Ben presto capisce come Jane sia frivola e altezzosa, come sia fredda, e così diversa da sua moglie. Resa, quest’ultima, troppo simile a una Santa, forse – a mio avviso – per il ricordo che ha enfatizzato solo le doti.

Hugues sarà giudicato da tutti. Eppure a lui sembra non importare troppo, così preso dal desiderio di poter rivivere la gioia dell’amore. Di riavere nella sua vita Ofelia.

Ma è la Città stessa che genera l’azione, che si insinua nella sua anima, che la rispecchia al mondo. È Bruges che con le sue campane, i suoi palazzi, i suoi canali, le sue chiese guida le azioni umane, penetra nell’anima del protagonista, s’insinua nei suoi pensieri, muove ogni cosa.

Le città specialmente posseggono ognuna una personalità propria, uno spirito autonomo, un carattere riconoscibile che corrisponde alla gioia, al nuovo amore, o alla rinuncia, alla vedovanza. Ogni città è uno stato d’animo; e quando vi si soggiorna, questo comunica, si trasmette a noi come un fluido che, respirato con l’aria, entra a far parte del nostro corpo.

E il finale, tragico ma in un certo senso sempre presente sin dalle prime pagine, è la completa coronazione del romanzo.

Bruges la Morta è un libro che va letto, perché – a mio avviso – è un piccolo gioiellino in cui forse per la prima volta è la Città a divenire Personaggio Principale; ma non solo per questo. Io ho profondamente amato lo Stile: ne resterete ipnotizzati, ammaliati, rapiti. Vi ho lasciato alcune frammenti per comprendere appieno le mie parole. Ma vi assicuro che è davvero ricco di perle, di descrizioni meravigliose, di una ricerca delle parole attenta e poetica.
Io avrei davvero sottolineato tutto, innamorata delle parole, delle sensazioni.
Anche se traspare una malinconia di fondo, un grigiore totale, e un finale tragico, ho adorato questa piccola perla letteraria e ve la consiglio.

Riprese a guidare Hugues e a imporgli obbedienza. Tornò ad essere un Personaggio che influenza, dissuade e ordina; per Hugues, il principale interlocutore della sua vita, causa e guida di ogni sua azione.

E alla fine è facile chiedersi se è meglio rimanere immobili sul ricordo di una persona amata che non potrà più tornare, o andare avanti, mentre la vita scorre inesorabile…

Infine, ammetto che vorrei davvero visitare Bruges e questo libro mi ha anche fatto molto riflettere sull’anima di ogni città, su come possano realmente influenzarci o rispondere a un determinato stato d’animo. Mi fa pensare…. a voi, no?


51paz-vccll-_sx327_bo1204203200_

Bruges La Morta, di Georges Rodenbach
Editore: Fazi
Pagine: 106
Prezzo: 15 euro cartaceo – 6,99 euro ebook
Link per acquistarlo su Amazon.

Voto: ♥♥♥♥ ½ / 5

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...