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» Letture forti, ma consigliate #1: “Il bambino con il pigiama a righe”.

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Ci sono letture che risultano così forti da non essere affrontate da tutti. In molti, quando si parla di Olocausto o argomenti simili, preferiscono allontanarsi, dedicandosi ad altre letture forse più leggere, almeno dal punto di vista delle emozioni.
Io, invece, adoro conoscere, informarmi, o anche affrontare romanzi che cercano di far aprire gli occhi, attraverso diversi punti di vista, su quella che è la Storia, sull’orrore che è capace di commettere l’essere umano, ma… rivelando anche altro. Altri rapporti, altre sensazioni, altri problemi che non hanno smesso di esistere. Che sono attuali.

Ho sempre letto e guardato molto sull’Olocausto, e anche quest’anno, in occasione della Giornata della memoria, ho deciso di buttarmi su due letture e la scelta è ricaduta su “Il bambino con il pigiama a righe” di John Boyne, pubblicato da BUR, (di cui ho visto il film), e un libro di più recente uscita che mi ha subito colpita molto: “Io non mi chiamo Miriam” di Majgull Axelsson, edito Iperborea.

Si tratta di due storie diverse, con protagonisti differenti, ma che mi hanno coinvolto profondamente. Due storie non facili da affrontare, ma che a mio parere meritano di entrare nel proprio “bagaglio culturale” e di cui voglio parlarvi. Oggi vi parlerò del primo, ma prossimamente arriveranno i miei pensieri anche sulla storia di Miriam!

Il bambino con il pigiama a righe lo conoscevo già. Ho visto il film qualche anno fa e, seppur avessi il cuore spezzato, ho deciso di dedicarmi anche alla lettura. Stilisticamente parlando non è perfetto, a mio modesto parere, o perlomeno non mi ha fatto impazzire soggettivamente parlando, e ci sono diverse ripetizioni, ma… mi è piaciuto moltissimo per il diverso punto di vista adottato. A farci affrontare questo viaggio non facile, è infatti un bambino di nove anni: Bruno.

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È il punto di vista di un bambino che all’improvviso si vede costretto ad abbandonare la sua bella casa di Berlino, i suoi amici, la sua bella vita, per seguire il padre in un’abitazione più “triste”, priva di contatti con il modo esterno, piena di soldati tedeschi dai modi bruschi e terribili, e senza altri bambini con cui giocare. Bruno si è sempre sentito come un piccolo esploratore, che però si ritrova ben presto a fare i conti con la noia della nuova abitazione. Qui non trova spazio per la sua immaginazione. E non riesce a comprendere il motivo per cui lui, sua madre e sua sorella abbiano dovuto seguire il padre in un posto simile. Non comprende perché si debba vivere in mezzo a tutti quei soldati. Ma soprattutto non capisce il motivo per cui non possa avvicinarsi a quel recinto oltre il quale esistono altre persone, molti altri individui con cui comunicare e tra i quali trovare magari altri bambini della sua età. E soprattutto, perché, si chiede, indossano tutti uno strano pigiama a righe?
Quella che viene mostrata è la curiosità di un bambino che vuole solo vivere la sua infanzia, che non capisce gli adulti, la cui purezza e genuinità si scontrano con l’odio e la ferocia di un mondo che ha perso i suoi valori, di uomini capaci di infliggere male fisico ad altre persone, solo perché ritenute diverse, inferiori, dei vermi che devono solo strisciare a terra, lavorare fino allo stremo, e morire lentamente…

Bruno è tedesco, ma è solo un bambino.
Con le sue paure, i suoi pensieri, la sua fantasia. Un bambino che, alla fine, dà spazio alla sua curiosità e parte all’avventura, alla scoperta, fino a che non si ritrova proprio davanti a quel filo spinato, oltre il quale scorge baracche, e persone vestite con “il pigiama a righe” e tra questi una figura, un puntino, che pian piano si trasforma in un bambino come lui, della sua stessa età. Non poi così diverso. Bruno conosce Shmuel.

«Shmuel» ripeté.
«Mi piace il suono che fa quando lo dico. Shmuel. Sembra un soffio di vento.»

Tra i due si instaura subito un rapporto speciale. Un legame magico che si crea facilmente tra i bimbi e dai quali spesso bisognerebbe prendere esempio. Bruno non comprende tante cose, eppure sente il bisogno di conoscere più a fondo Shmuel. Si scambiano domande, sensazioni, impressioni. Ti viene quasi da sorridere tristemente quando Bruno sembra invidiare l’altro perché almeno nel suo “spazio” ci sono altri bambini con cui giocare, mentre lui ha dovuto allontanarsi dai suoi amici. E anche quando si lamenta per aver dovuto lasciare la sua vita, la sua casa con tanti piani, la sua Berlino. Bruno non sa. Perché è davvero difficile per un bambino capire la malvagità dell’uomo. Queste creaturine che dovrebbero vedere la magia e l’incanto del mondo, che lo affrontano con immaginazione e curiosità.
Bruno decide di andare dal suo nuovo amico ogni giorno alla stessa ora. Di portare con sé del cibo. Di passare più tempo possibile con lui.

Ci saranno momenti strani e complicati. Momenti in cui la paura fa commettere sbagli. La comprensione dell’errore e il perdono.
Si affrontano anche i problemi di una famiglia in difficoltà, in cui c’è mancanza di comunicazione e anche vero amore. I difficili rapporti tra genitori e figli, o tra il padre e la madre. Con una particolare menzione alla figura della nonna, così delusa dalla scelta del proprio figlio. Scelte che possono minare le basi di una famiglia. Che possono portare alla fine. Alla perdita.
Bruno ama suo padre. Eppure non sempre riesce a capirlo. Prova rispetto per la sua autorità, forse ne ha quasi paura, ma allo stesso tempo non può credere che sia crudele come altri soldati.
E nel bel mezzo dell’orrore, del buio, della paura, c’è questa luce meravigliosa: quella di due bambini che nonostante tutto creano un legame, un’amicizia profonda che li porterà ad aiutarsi, ad ascoltarsi, a venirsi incontro, nonostante una fine terribile.

Ecco. Io credo che sia veramente questa la forza del libro. Lo sguardo puro di un bambino. L’amicizia di due piccoli che dovrebbero essere diversi e odiarsi secondo le leggi, ma che in realtà, nonostante le diversità, instaurano un rapporto speciale. Opponendosi al mondo degli adulti, al marcio che hanno dentro, a quegli occhi chiusi, bendati, che non li fa vedere oltre. Rispondendo solo a ordini dall’alto, di una bestia impazzita.

È un libro che fa male al cuore, ma che allo stesso tempo regala emozioni dolcissime per l’amicizia tra i due bambini. Un libro che fa riflettere. Uno tra i tanti libri che dovrebbero far aprire gli occhi alle persone.

Io lo consiglio, se non lo avete ancora letto. Come la visione del film.
È difficile, lo so. Ma bisogna avere anche la forza di conoscere, e di non dimenticare. E purtroppo, nonostante le parole, la storia torna a ripetersi… l’uomo non impara mai…

A presto, lettori!

» Marta


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Il bambino con il pigiama a righe, di John Boyne

Editore: BUR
Pagine: 211
Prezzo: 10 euro cartaceo, 3,99 euro ebook

Link per Acquistarlo su Amazon.

Voto: ♥♥♥♥/5

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