Musica

» Non mi avete fatto niente!

Parliamo di... (1)

 

 

Guardando le ultime immagini di guerre inutili non posso fare a meno di pensare ancora a questa canzone. Un testo spesso travisato da molti italiani incapaci di andare oltre le semplici parole, e capirne il vero significato.

Guardare il video girato da Michele Placido significa comprendere. Perché non si possono ignorare certe scene, certi occhi, certe azioni. Tanti pugni nello stomaco che fanno affiorare lacrime, o farti sentire male. Perché il nostro mondo è sempre più macchiato, sempre più sporco, sempre più triste. Siamo quasi abituati a certe immagini, quasi come se guardassimo un film e non la vita reale. Sembra essersi quasi perso quel labile confine tra realtà e fantasia. INVECE, quei bambini che urlano, che piangono, che muoiono in maniera anche atroce, sono REALI. Le ultime immagini che provengono dalla Siria mi hanno spezzato ancora di più il cuore, ma spesso ci si ritrova inermi. Mi chiedo sempre… che cosa posso fare io? Cosa? Come può l’essere umano essere così tanto insensibile, così tanto Mostro?

 

 

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Questa canzone condanna tutto questo, c’è un grido di rabbia, e un altro di lamento. Ma c’è anche la speranza, rappresentata dal sorriso di un bambino. Quella flebile fiammella che non andrebbe mai spenta, perché l’odio, la guerra, l’orrore possono spazzar via la tua felicità, quella gioia non può più tornare, ma non devono impedirci di vivere. Non devono vincere. Anche se non è facile, anche se la paura resta tanta. Anche se il dolore pulsa in maniera molto forte sotto pelle, nel tuo cuore.

Ed io oggi ne voglio parlare meglio sul mio blog. Perché spesso le canzoni possono aiutare a riflettere, a star meglio, a trovare risposte o anche quella minima forza di andare avanti. Ovviamente lo “analizzerò” dal mio punto di vista. Con immagini e parole. Non essendo una critica musicale non mi addentro troppo nella tecnica.

 

Quando leggo ancora diverse persone prendere in giro una canzone accusata – erroneamente – di plagio, ammetto che mi sale il nervoso, soprattutto per quella pochezza di mente e cuore che si avverte. Gente che pur di diventare “famosa sui social” e attirare like e condivisioni, spara a zero senza sapere, spesso con frasi inutili e ridicole. Quando, invece, questo brano deve arrivare a sempre più persone. E infatti, all’estero, ne capiscono molto di più. Proprio ieri ho visto un video di un ragazzo ucraino che piangeva vedendo queste immagini. Che capiva. E spero con tutto il cuore che con la partecipazione di Ermal Meta e Fabrizio Moro all’Eurovision, il 12 maggio prossimo, possa volare ancora più in alto. La mia speranza è che vinca, non per “patriottismo”, ma per il messaggio che vuole trasmettere. Ma anche se così non fosse, sarà importante la condivisione con un pubblico molto più vasto.

 

Ma passiamo al video, alla canzone, alla musica. Con immagini, con parole.

 

 

 

 

Un gruppo di bambini di varie nazionalità.
Immagini di guerra, di soldati. Bombe. Palazzi distrutti. Macerie. Fuoco.
Il mondo, un corpo enorme che chiamiamo Terra, è ferito nei suoi organi… ovunque.
E poi le preghiere, il ricordo dei morti, di quelle strade bagnate dal sangue in Europa, ma non solo in Europa. Perché le guerre sono uguali (“la nostra vita non è un punto di vista, e non esiste bomba pacifista”), come le persone (“scambiamoci la pelle, in fondo siamo umani”).
Pray For. Candele. Genitori e figli.
Odio. Terrore. Lacrime. Grida di bambini.

 

 

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E poi… due mani che si uniscono. Una bianca, l’altra nera. Le mani di bambini che iniziano a girare in tondo. Un girotondo di pace, una speranza che si accende.
Fabrizio grida. Ermal lancia un acuto che sembra essere come una sorta di lamento di fronte a tanto male. Rabbia e speranza. Rabbia e delicatezza.

 

 

 

 

 

E poi una danza contro la paura che permette di allontanare tutti quegli orrori.
Perché il mondo può rialzarsi solo con il sorriso di un bambino.
Quel simbolo di speranza, di forza, di coraggio, di… Vita.
Così come appare in quell’immagine finale che dà quel colpo in più.
Una nuova vita. Un nuovo inizio.

 

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Anche se si è consapevoli che quella felicità che il terrore ci ha portati via, non tornerà più.
Ma si deve andare avanti, non lasciarci sconfiggere dalla guerra, dall’orrore, dalla paura. Si può averne, è lecito, umano. Ma nessuno ha il diritto di fermare la nostra vita. 

Ecco, questo in sostanza credo sia il succo di questo brano. Il messaggio di fondo che spinge ad aprire gli occhi, a riflettere, a cercare di non abbattersi e rifugiarsi in casa, un porto sicuro, che però non ti permette di andare avanti.
Non cedere al terrore che vogliono portare in casa nostra, e che – purtroppo – il mondo occidentale porta altrove. Non fermarsi alle inutili guerre, perché non esiste bomba pacifista e la nostra vita non è un punto di vista.
Basterebbe solo comprendere che nel mondo siamo uguali. Non c’è differenza di religione, o se le nostre culture sono differenti, sarebbe bello poterle conoscerle, senza paure, senza voler imporre nulla da entrambe le parti.

Perché non fa paura la diversità, ma la crudeltà dell’essere umano. Questa mancanza di empatia, quest’assenza di amore.

 

 

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Il nostro mondo è così vario, così immenso, così ricco di luoghi da vedere, di culture da conoscere. Basterebbe comprendere le diversità, e provare a “scambiarci la pelle” perché in fondo siamo tutti esseri umani. E comprendere che lo spazio più importante è quello di un abbraccio.
Uno dei gesti più belli. Più importanti.

Nella sua semplicità è un testo molto profondo. Fabrizio, Ermal e Andrea Febo, ci portano a ripercorrere quei momenti di terrore che hanno sconvolto il mondo – e continuano a farlo – per dare una risposta inizialmente ai tanti fan sconvolti e spaventati dalla possibilità di non poter cantare più forte a un concerto, ma dall’altro il messaggio si estende un po’ a tutti.

 

 

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Il loro grido che si alza nel silenzio del terrore è un grido di speranza e di forza: non è un semplice “non mi avete fatto niente”, come a dire che non si soffre e tutto passa. No, la paura e il dolore non passeranno mai. La perdita delle persone amate e della nostra libertà pulserà sempre dentro di noi. Il vuoto lasciato non potrà mai essere colmato, ma chiudersi a riccio, in casa, non vivere più e lasciarsi andare all’odio puro, porta soltanto a far vincere il terrore.
Importantissima, infatti, a tal proposito è la frase – che io trovo di estrema bellezza – “sono consapevole che tutto più non torna, la felicità volava, come vola via una bolla”, che riprende proprio il concetto appena espresso.
Quella felicità provata durante quel concerto, quella festa, o semplicemente nella vita passata accanto a persone che non ci sono più, o ancora quel senso di libertà che si respirava prima, forse non torneranno davvero più. Perché nessuno potrà ridarli indietro. Però bisogna cercare di andare avanti, perché solo così il male non ha vinto.

 

 

2021

Male scaturito dall’uomo stesso. E non parlo di un sesso, di un’etnia, di un popolo o di una religione precisa… perché in guerra, per me, non ci saranno mai buoni o cattivi. La guerra non dovrebbe mai esistere. NON ESISTE BOMBA PACIFISTA. Nessuno dovrebbe permettersi di uccidere un altro essere, di fare del male. Ma, purtroppo, è proprio l’uomo la vera bestia. Quella che dovrebbe capire, perché dotata di un cervello, e non solo del puro istinto e che, invece, lascia che le sensazioni negative e il male prendano il sopravvento.

Questo mondo fa schifo. Fa paura.
Ma appunto per questo, per me, questo messaggio è così importante e così bello. Perché ti trasmette quel senso di speranza e di forza, che spesso viene a mancare.

 

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Quindi, personalmente ringrazio i tre autori, Ermal Meta, Fabrizio Moro e Andrea Febo (ai quali aggiungo l’intervento a Sanremo di Simone Cristicchi) per averci regalato qualcosa di così importante. E spero che all’Eurovision questo messaggio arrivi con forza.

E anche Michele Placido che… con quel video è riuscito a rendere perfettamente quanto musica e parole già semplicemente comunicavano. La forza delle immagini è importante, è evidente. Ancora oggi, pur avendolo visto tante volte, non posso smettere di piangere. Di fronte a quei sorrisi dei bambini… a quelle anime bellissime che dovrebbero conoscere l’amore, la felicità, il gioco… e che, invece, spesso conoscono solo tanto orrore, atrocità e la morte.

 

 

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Ecco, mi sono lasciata andare ai pensieri, come sempre. Ma questo, forse, è il bello di non limitarsi a far recensioni tecniche… personalmente adoro poter scatenare quello che ho dentro e comunicare anche i miei pensieri sulla base di quello che una canzone, un testo, un libro, un film mi trasmettono.

Non mi avete fatto niente Video Ufficiale
Non mi avete fatto niente Eurovision

 

Immagini: screen del video.

Un consiglio: guardate anche questo video. Io adoro questa forma d’arte! E lo trovo meraviglioso!

 

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