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» Tornare in Trentino, una regione che mi ha rubato il cuore

La mia incostanza può risultare insopportabile, lo so. Ma queste settimane mi hanno vista lontana da casa e non ho avuto il tempo, né modo o volontà di aggiornare il blog. Ho vissuto due settimane splendide con una persona che è riuscita a scalfire quel muro che avevo alzato e farmi credere di nuovo nell’amore, nonostante alcuni spettri del passato possono ancora pesare nella mia vita. Credevo di restare sola per sempre, ma il destino così non ha voluto.
Io non lo so come andrà. So solo che voglio costruire qualcosa di importante un passo dopo l’altro, un tassello alla volta. E non lasciare sfuggire la felicità che sento di meritare. Scegliere di passare così tanto tempo insieme – che in realtà è volato! – è stato anche un modo, almeno per me, per capire alcune cose. E ora so che voglio davvero provarci. Perché sono stata davvero bene, perché ho provato quella libertà che spesso in casa non riesco a sentire, perché sono riuscita – nonostante i miei problemi nel dire a voce le cose e non tramite un foglio scritto – a liberarmi di alcuni miei pensieri negativi. E ho trovato comprensione. Apertura. Amore.
Insomma, spero che questa sia la storia giusta.

E quindi sono tornata in Trentino Alto Adige, una terra che ho amato sin dal mio arrivo, e che mi era mancata e mancherà quando il mio ragazzo tornerà a Torino. Chi mi conosce sa quanto io sia affezionata alle mie Marche, una delle regioni più belle, per me. Ma in Trentino mi sono sentita a casa. Come se non fossi poi così distante. E poi, come già detto in questo post, adoro la gente amichevole del luogo. Adoro quelle montagne, i paesaggi, le città, il cibo. È stato bello poter passeggiare anche da sola tra le vie della piccola Rovereto, o rivedere Trento. Riuscire a scorgere qualcosa di nuovo, luoghi che non avevo avuto tempo di vedere in quell’occasione. Partecipare allo street food in compagnia del mio amore, sentirmi a casa. Davvero.

Ho visto poco di questa regione, ma ve la consiglio con tutto il mio cuore. So che ci sono altri luoghi meravigliosi, ma quel “poco” a me ha donato davvero tanto.

Trento.

 A Trento ho recuperato due monumenti che non avevo avuto modo di vedere prima: il Castello del Buonconsiglio, e il Mausoleo di Cesare Battisti.

 

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Il Castello mi aveva molto colpita da fuori, la prima volta che ci sono stata, ma ammetto che all’interno non mi ha donato grandi emozioni. Sono sincera. E, se vogliamo proprio mettere i puntini sulle “i” trovo il prezzo troppo alto: 10 euro (+ 2 se volete vedere anche la Torre Aquila). Non ho fatto molte foto, questa volta, ma se volete visitarlo – è comunque uno dei monumenti più importanti per la storia e la cultura della città – è aperto fino alle 18 (fino a Ottobre), con ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura!
È il più vasto e importante complesso monumentale della regione, prima residenza dei principi vescovi di Trento, poi adibito a caserma. Attualmente è il polo principale di un sistema museale formato da cinque castelli trentini: Castello di Stenico, Castel Beseno, Castel Thun, e Castel Caldes.
È composto da una serie di edifici di epoca diversa: Castelvecchio è la parte più antica e aveva in origine la funzione di roccaforte militare; il Magno Palazzo, maestosa e raffinata residenza rinascimentale, celebrazione del prestigio e della potenza del cardinale Bernardo Cles; stucchi e affreschi barocchi si possono vedere nella decorazione delle sale della Giunta Albertiana del Seicento; e la Torre Aquila che conserva al suo interno il celebre Ciclo dei Mesi. Affascinante è la Loggia Veneziana che trasforma, un po’, la fortezza in residenza principesca e tra i cui archi si può avere una bellissima vista sulla città.

Il Castello attualmente custodisce numerose collezioni d’arte e archeologia, con oggetti dalla preistoria fino alla prima metà dell’Ottocento. Dipinti, affreschi, sculture lignee, cassapanche, stampe, medaglie, vetri… e anche una numerosa collezione di stufe in maiolica!

 

Dopo una bella scarpinata tutta in salita, ho avuto finalmente la possibilità di vedere anche il Mausoleo dedicato a Cesare Battisti. Studioso, giornalista, politico, fondò e diresse numerosi settimanali e riviste, al fine anche di condurre la sua battaglia per l’autonomia del Trentino dall’Austria. Arruolatosi negli alpini durante la prima guerra mondiale, venne catturato poi dalle truppe austriache, processato a Trento, e condannato a morte, sentenza eseguita nel 1916 nella fossa del Castello del Buonconsiglio.

 

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Questo mausoleo è immerso nel verde. Domina la città dalla sommità del colle che sorge sulla riva destra dell’Adige.
La posizione e la sua “classicità” rappresentano appieno il significato della sua costruzione: la celebrazione dell’identità culturale e civile di un territorio e la memoria di un eroe che lottò per essa. 

“A Cesare Battisti – che preparò a Trento – l’unione della Patria – ed i nuovi destini”.

Al centro del colonnato circolare sorge l’altare con le scritte “12 luglio 1916” e “Cesare Battisti”.

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All’interno una statua di Battisti e informazioni su di lui, la sua vita, la sua storia.
Nonostante la fatica ne è valsa la pena.

Se poi siete affascinati dalla nostra storia italiana, in particolare sulla prima guerra mondiale, io vi consiglio una mostra gratuita che mi ha particolarmente colpita – sia per la realizzazione e composizione, sia per il numeroso materiale che vi troverete. La potete trovare presso Le Gallerie, due lunghissimi tunnel, uno bianco, l’altro nero, dove hanno luogo eventi, esposizioni temporanee e attività di formazione.
Noi le abbiamo scoperte quasi per caso e all’interno della galleria nera, almeno fino a dicembre, è ospitata una mostra dedicata alla Grande Guerra sul fronte italo-austriaco nel suo momento più critico e decisivo, e intitolata “L’ultimo anno: 1917 – 1918”. Io l’ho trovata davvero interessante perché attraverso installazioni, scenografie, audio, filmati e  documentari originari dell’epoca, fotografie e anche lettere dei soldati (e non solo) ti sembra davvero di rivivere quei momenti. Le loro paure, le difficoltà, i cambiamenti, gli effetti della guerra sui soldati e sulle famiglie. La forza della gente. Il modo indegno in cui le persone venivano trattate. Testimonianze che fanno davvero riflettere, che fanno spavento e trasmettono anche rabbia. Memoria che non va persa.
Nell’altra galleria invece c’è tutto un percorso sui 150 anni della ferrovia del Brennero, con foto, immagini e altro materiale davvero interessante.

 

 

Rovereto.

Passeggiare per Rovereto mi mette una gran tranquillità. L’ho già detto e lo ripeto, essere lì è stato come essere a casa. Un giorno ho deciso di andare in giro da sola e, nonostante io abbia uno scarso senso dell’orientamento, ero felice di passeggiare per le sue vie, lungo il corso del fiume, circondata dalla bellezza e maestosità di quelle montagne, cullata dal suono dell’acqua. Il Trentino mi trasmette un senso di tranquillità e pace. È uno di quei luoghi dove riposare l’anima, come le mie Marche. Forse è anche per questo che non mi sono mai sentita a disagio, fuori luogo, male.

 

 

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Rovereto mi mancherà moltissimo. Ma spero di rivederla. Di poter scorgere qualcosa in più della bellezza di questa magica regione.
A Rovereto ho passato una settimana, abbuffandomi tra i piatti cucinati dal mio “chef” e quelli dello Spring Food Festival che si è svolto proprio in quei giorni. Ma l’ultimo giorno ho deciso di fare un’altra bella – e faticosa! – scarpinata per raggiungere la Campana dei Caduti e… ve lo dico, ne vale davvero la pena!

 

 

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La Maria Dolens è considerata la campana più grande al mondo che suoni a distesa ed è stata ideata dal sacerdote roveretano don Antonio Rossaro. Venne fusa il 30 ottobre 1924 col bronzo dei cannoni offerto dalle nazioni partecipanti al primo conflitto mondiale e fu battezzata con quel nome nel 1925. Non corrispondendo al suono voluto, la Campana venne rifusa a Verona nel 1939, ritornando così a svolgere la sua missione di pace e fratellanza universale.  Fu rifusa ancora una volta negli anni 60 e benedetta a Roma dal Papa Paolo VI.
Suona tutte le sere per onorare i caduti di tutte le guerre e per invocare pace e fratellanza tra i popoli del mondo.

 

 

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Salendo c’è un piccolo sentiero della pace, con varie descrizioni sul tema e riferimenti alla storia della Campana.
Oltre alla Campana, interessanti sono il Parco della Memoria con tutta la sua storia, le innumerevoli bandiere di tutto il mondo, e la vista. Nonostante la stanchezza, provi davvero una bellissima sensazione, oltre che sorprenderti per la sua maestosità. Mi sentivo così piccola lì sotto. Un piccolo granello di sabbia nella vastità di un mondo che conosce troppo la guerra, anziché dedicarsi a questa parola così bella… Pace.

Non molto distante c’è anche il Sacrario monumentale di Castel Dante ove vi sono sepolti ventimila soldati italiani,  austriaci, cecoslovacchi e ungheresi, noti e ignoti.

 

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Insomma, ve la consiglio.
Il biglietto costa 4 euro (se non avete il Museum Pass).

 

 

Per finire c’è una cosa che mi piace molto vedere nelle varie città che visito: la street art! A Rovereto ho scovato – o meglio, me le ha mostrate il mio ragazzo – queste due perle! A me piacciono molto, a voi?

 

 

 

 

 

 

 

Foto di mia proprietà. © Marta Peroni 2018
Informazioni sui monumenti ricavate da brochure prese sul posto o da vari siti web.

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2 pensieri riguardo “» Tornare in Trentino, una regione che mi ha rubato il cuore”

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