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» Gli amici silenziosi, di Laura Purcell – Recensione

Recensione (2)

Dalla fessura del battente che si chiudeva intravide un sinistro sorriso dipinto ed enormi occhi volpini.

 

Qualche sera fa ho concluso la lettura che ho scelto per la tappa di aprile della challenge instagram #librividirc che prevedeva la lettura di “un libro ambientato in una casa particolarmente inquietante”.
La notte non ho dormito poi così bene.
Quindi, direi che l’esperienza è stata positiva, no?
Ho deciso di scegliere questo libro perché la trama, a mio avviso, è perfettamente in linea con il tema, e poi mi sono innamorata della copertina – anche se purtroppo ho solo la versione digitale -: tutte quelle immagini, quei disegni, rappresentano perfettamente quello che potrete trovare tra queste pagine.

Pagine piene di maledizioni, di soffitte impolverate che nascondono diari di antenate, di strane figure di legno dalle sembianze umane molto realistiche e a tratti inquietanti, questi amici silenziosi che rappresentano un mistero che pian piano sarà svelato. Oppure, no?

 

La fanciulla aveva un’aria dolcemente dispiaciuta e si stringeva al petto la rosa bianca come se volesse implorare indulgenza. Ma il ragazzo no; i suoi occhi malevoli la guardavano fissi, con aria di sfida.

 

davLa storia si apre nell’Ospedale psichiatrico di St. Joseph dove un nuovo medico – il dottor Sheperd – è chiamato a prendersi cura di una paziente difficile, deturpata da ustioni, incapace di parlare, e che è accusata di essere una assassina. Ma per quale motivo è veramente lì? Ha davvero ucciso qualcuno? Perché non parla? Il medico la invita a scrivere ciò che ricorda, ed è così che si dà avvio alla sua storia. Alla prima delle altre due linee narrative e temporali da seguire.

Siamo nel 1865 ed Elsie, una giovane vedova e incinta, è in procinto di lasciare Londra e raggiungere la tenuta di campagna della famiglia del marito Rupert, in compagnia della cugina zitella di lui, Sarah. Un luogo solitario e cupo che sin dalle prime pagine ci appare con il suo aspetto un po’ inquietante e avvertiamo quasi la medesima sensazione di claustrofobia e prigionia che percepisce ben presto la protagonista. Sin da subito Elsie si rende conto che il luogo non è amato dai poveri abitanti del villaggio vicino, così ostili alla famiglia Bainbridge, anche per via di alcune superstizioni di epoche passate legate a misteriosi e cruenti morti e a una maledizione.

The Bridge – la casa di campagna – è il fulcro di tutte le vicende, una dimora inquietante, accoccolata in un ferro di cavallo d’alberi rossi e arancioni.

 

… un lungo edificio in stile Giacomo I con il tetto a tre timpani, una torre nolare centrale e, alle sue spalle, comignoli di mattoni rossi. Dalle grondaie traboccava l’edera, che soffocava anche le due torrette ai lati della casa. Sembrava morta.
Tutto era morto.

 

Tutto appare grigio, come se fosse morto da secoli. Il personale ad accoglierle è scarso, e spesso non adatto alle esigenze della nuova padrona.
In questa dimora Elsie deve dare il suo ultimo saluto al marito morto, e vivere in una sorta di esilio forzato per la sua condizione di vedova. Ma di notte iniziano i primi suoni.

SSS…

La curiosità e il tedio spingono Elsie e Sarah a controllare ogni stanza della dimora, e soprattutto verificare quegli strani rumori che sembrano provenire dal solaio. Come un raspare, il rumore di una sega, o forse un ruminare dei topi?
Porte che sembrano chiuse e poi si aprono misteriosamente il giorno seguente, stanze che appaiono in maniera discrepante davanti agli occhi di varie persone o in diversi momenti, un gatto nero dagli occhi gialli che circola tranquillo nella dimora, strane figure in legno decorate che sembrano muoversi, sorridere, ghignare, e poi dei diari. Quelli che trovano in soffitta sono i diari di Anne Bainbridge, antenata di Sarah e Rupert. Ed è da questo ritrovamento che inizia la seconda storia, facendoci scivolare indietro, nel 1635.

Superstizioni, stregoneria, e quelle inquietanti strutture in legno così simili a figure umane – i cosiddetti Amici Silenziosi comprati da Anne più di duecento anni prima per deliziare i suoi ospiti – e il male che si annida nella famiglia, che scorre nelle vene, che sembra penetrare in maniera crudele quasi a condannare certe scelte inopportune.

 

Non era possibile spiegare la paura, si poteva solo sentirla ruggire nel silenzio e azzittire il cuore.

 

Due storie che s’intrecciano, secoli diversi, che confluiscono in un finale che sorprende e che, in un certo qual modo, può apparire aperto. O meglio, a mio avviso insinua un dubbio lecito nel lettore.
Tutto frutto di un’autentica follia o c’è qualcosa di peggio da comprendere?

Elsie ha un passato oscuro e misterioso, che un pezzo dopo l’altro emerge. Le sue mani sono perennemente coperte dai guanti a nascondere cicatrici che ancora feriscono il cuore. Era solo una ragazza quando, morti i genitori, si è occupata del fratello e, insieme, della fabbrica di fiammiferi. Ed è qui che incontra Rupert. Ma i mesi da moglie e marito sono troppo pochi. Rupert muore in circostanze misteriose proprio in quella casa maledetta.

Anne potrebbe essere felice con un marito e dei figli maschi, ma ha voluto fortemente una figlia, come se potesse riportare al suo fianco sua sorella. Hetta, una bambina particolare, muta e complicata, il frutto di una serie di esperimenti con erbe, pozioni e invocazioni.

Le linee temporali sono diverse ma finiscono per confluire insieme, unendo i pezzi di un puzzle che, però, ogni volta ti porta a riflettere, a pensare. L’autrice è bravissima nel farti percepire l’ansia e l’angoscia provate dai protagonisti – soprattutto Elsie -, quella sensazione di sprofondare sempre di più in un vortice di follia. Tanto da domandarsi costantemente se tutto sia frutto di elementi soprannaturali o di qualcosa di più umano, ma derivante dalla pazzia.

 

La gente lo capisce quando sta per impazzire? si domandò. Sente che la trama della propria mente si lacera? Oppure è come passare in un dolce mondo onirico?

 

È una storia che mi è piaciuta parecchio: nella prima parte ci ho messo un po’ ad ingranare, forse perché più lenta, ma dopo qualche capitolo, mi ha tenuta incollata alle pagine, gettandomi anche addosso una certa inquietudine. Occhi che scrutano, ghigni beffardi, apparizioni e suoni che spaventano, incredulità, incertezza, paure e incomprensioni. Misteri ed eventi del passato che ancora bruciano dentro.

La scrittura è molto scorrevole e perfetta per il genere, tuttavia avrei preferito una miglior descrizione dei personaggi, e di alcuni aspetti lasciati forse un po’ in sospeso o non così bene approfonditi, a mio parere.

Per il resto è un perfetto racconto gotico che affascina e in un certo senso spaventa. Di certo leggerlo nelle ore notturne ti fa entrare ancor di più nell’atmosfera.

Se siete particolarmente suscettibili, forse è meglio dedicargli le ore diurne, alla luce del sole. Durante la lettura può accadere di sentirsi osservati, di sobbalzare ai rumori, come se simili presenze potessero essere proprio dietro di voi, o al di là di un vetro, o magari nell’oscurità, pronte a guardarvi con un ghigno beffardo.

Fantasmi o solo visioni frutto di una mente malata?

Personalmente mi sento di consigliarlo. Una lettura perfetta per chi ama quei racconti dove il tema del male s’intreccia a forme di follia. Per tutti gli amanti del genere gotico che hanno voglia di provare quel brivido sulla pelle.

 

Ma lo sa cos’è che ci spaventa davvero? Non le cose che rintoccano o sibilano nella notte. Le nostre paure sono molto più vicine. Abbiamo paura di ciò che abbiamo dentro, che siano ricordi, malattie o desideri peccaminosi.

 

 

 

 


gli_amici_silenziosi
Gli amici silenziosi, di Laura Purcell
Casa Editrice: DeA Planeta
Traduzione di: Ada Arduini
Pagine: 384
Prezzo: 18 euro – 9,99 euro ebook
Anno di Pubblicazione: 2018

Voto: ♥♥♥♥.5

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