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» Ritorno a Villa Blu, di Gianni Verdoliva – Recensione

Recensione (20)

Quando mi è stato proposto questo libro sono rimasta attratta da alcuni elementi della trama, specialmente i riferimenti alla magia nera e bianca.
È un libro che si legge in un soffio, una sorta di fiaba dalle sfumature oscure, che riesce però a donarti anche delle tenere emozioni.
Il mio pensiero a lettura conclusa è stato il seguente: in un mondo dove la cattiveria, l’invidia, l’ignoranza, la mancanza di rispetto spopolano, è bello ritrovare tra queste pagine personaggi che sanno ancora cosa sia la gentilezza, quanto siano importanti quei gesti spontanei e fatti con il cuore e che, a volte inconsapevolmente, possono donare tanto agli altri – conosciuti o sconosciuti che siano.

 

 

Disposti a triangolo, come a formare un invisibile segnale magico, Alessio, Francesco e Tommaso, sono seduti per terra in mezzo allo studio del nonno, intenti a suonare i loro hangpan. La loro unione, il loro modo per stare insieme. I ritmi incredibilmente coordinati che emergono dalle loro mani si spargono nell’aria, portando gioia e serenità.

 

 

IMG_20200817_170218-1Ritorno a Villa Bluromanzo scritto da Gianni Verdoliva e pubblicato da Robin Edizioni è la storia di una famiglia, o meglio di più generazioni, alle prese con misteri, amori e maledizioni, e attraversata dalla perenne lotta tra il bene e il male.
Siamo a Villa Ludovisi, conosciuta anche come Villa Blu, e Ascanio, un uomo ormai anziano, è avvolto dai ricordi, e consapevole che prima di andare altrove, deve compiere un ultimo gesto. La villa è vicina a un lago, e nel cuore della notte, dal pozzo del giardino sembrano provenire inquietanti e tristi lamenti, e s’odono anche scampanellii confusi. Ascanio prova vergogna per un evento accaduto da bambino, per non aver potuto fare di più.

Protagonisti sono anche i suoi tre nipoti. Alla sua morte, Ascanio, affida loro la Villa e il giardino, certo che non ci sarebbero state invidie o attriti tra i tre ragazzi, uniti da un amore fraterno davvero forte. Impossibile da spezzare, – o forse no?
Tommaso, il più grande, il bambinone buono, innamorato di Mattia; Francesco, il dongiovanni dalle maniere gentili e dal cuore d’oro; e infine il piccolo Alessio, nei cui occhi, nonostante la giovane età, traspare un’evidente saggezza.
I quattro ragazzi arrivano a inizio giugno nella Villa, e la notte odono ancora quei lamenti, quei campanellini. La paura è però tenuta a bada dal suono dei loro hangpan. Quando i tre ragazzi suonano insieme, si crea un’aurea quasi magica, un senso di perfetta armonia.

 

C’era sempre quel tocco in più nella cucina di Amabile, quell’ingrediente segreto che rendeva tutto così saporito e speciale. Perché lei conosceva bene i gusti di tutti e se ne ricordava.

Sotto la sua direzione gli ingredienti semplici si trasformavano in deliziosi e succulenti piatti, una vera carezza per il palato che Amabile regalava ai suoi ospiti, come se in quei gesti, in quegli ingredienti ci fosse una magia, una magia buona.

 

Le vicende di Ritorno a Villa Blu non riguardano, però, solo i tre ragazzi, ma anche altre figure, positive e negative, che in un certo qual modo sono connesse alla villa e ai suoi proprietari. Con un continuo alternarsi tra presente e passato, conosciamo altri personaggi: da Massenzio, fratello di Ascanio, scomparso la sera del 21 giugno di molti anni prima, e del suo amato Donato; dalla reverenda Katherine, ad altre donne del luogo.

Tra i tanti però spiccano sicuramente due figure meravigliosamente descritte – a mio parere – che incarnano perfettamente il bene e il male: da un lato Amabile, così simile a un fata delle fiabe, sempre pronta ad aiutare il prossimo, a donare un gesto d’affetto, una parola buona, o ad addolcire gli animi con i suoi gustosi dolcetti, ma capace anche di essere spietata con gli uomini che muovono violenza sulle donne; dall’altro la perfida Nerina, sempre in cerca di attenzioni, desiderosa di infliggere dolore agli altri, rubando mariti, infliggendo dolore a chi osa metterla da parte, non considerarla, e traendo energia dalla discordia e dal disordine che riesce a portare. Un’energia oscura, così come nera è la magia che opera.

Una sorta di maledizione del passato compare anche nel presente. E starà ai tre fratelli, nella notte del Solstizio d’estate, trovare un modo per farla cessare, e non permettere al male di vincere.

 

Ogni amante, ogni successo, ogni regalo erano per Nerina fonte di energia. Come lo era la visione delle donne che lei sconfiggeva e a cui succhiava linfa
vitale. Fino a farle ammattire. Cantava per le strade del paese, imbruttita e trasandata, la moglie dell’albergatore, ormai priva di senno. Restava per ore a
fissare il vuoto come inebetita la moglie del direttore della gazzetta locale.

Pazze, fuori di senno o senza vita e scialbe. Il loro dolore e la loro delusione erano l’energia di Nerina. E, nessuna era in grado di tenerle testa.

 

 

Ho trovato questa storia molto scorrevole e interessante, mi è piaciuta molto la caratterizzazione dei personaggi, di cui per me restano particolarmente impresse Amabile e Nerina, ma anche la dolce saggezza del piccolo Alessio.

Altro elemento che ho profondamente amato, e di cui ho già accennato, è questa importanza che si dà alla gentilezza, a quei piccoli gesti apparentemente semplici, che però possono essere molto importanti per coloro a cui vengono donati. Ci sono scene in particolare che mi hanno riempito il cuore di dolcezza, e acceso la speranza verso una realtà migliore rispetto a quella che purtroppo si vede fin troppo spesso nel nostro mondo attuale.
Mi capita spesso di scorrere i social o leggere i giornali e notare troppe notizie terribili, o ancora così tanta ignoranza, cattiveria, e mancanza di rispetto, che sto sempre più perdendo fiducia negli esseri umani. Storie come questa, anche se fittizie, ti confortano almeno un poco. Vorresti credere – e si spera veramente che sia così! – che esistano davvero individui simili, come Amabile e la sua tenerezza, ma anche fermezza nell’aiutare chi è oltraggiato, ferito, umiliato.

Un altro concetto che ho molto apprezzato è di non cedere all’odio, alla discordia, al disordine, perché non faranno altro che provocare altri sentimenti totalmente negativi. L’odio nutre ancor di più il male. I sentimenti negativi alimentano l’energia malvagia, e del resto non ci fanno star bene. In ogni rapporto, è sempre meglio riuscire a comprendersi, cercare di capire i propri errori, far qualcosa per migliorare o riscattarsi da un sentimento di vergogna. Trovare una sorta di armonia che può solo far del bene.
Quello che traspare tra le parole e le azioni dei personaggi è universale.
Quante volte del resto le parole d’odio lanciate da qualcuno provocano altri sentimenti negativi in una catena che fa solo del male?
Quante volte litighiamo con i nostri cari, e poi ci sentiamo davvero male?
Quanto, invece, fa bene un gesto di gentilezza, il sentirsi compreso, un’azione fatta spontaneamente che forse può sembrarci molto banale, ma che in verità può aiutare gli altri?

Ecco, sono aspetti del romanzo che mi hanno fatta sorridere e trasmesso un moto di tenerezza.

 

Nessuna donna aveva alcunché da temere da Amabile, anzi. C’era la carezza per la bimba esclusa dai giochi dalle amiche, l’abbraccio forte che accoglieva il dolore della vedova, la carezza consolatoria per la moglie tradita, l’ascolto per la povera  sventurata che si ammazzava di fatica nei campi mentre il marito dilapidava i pochi denari nell’osteria del paese. E c’era l’attenzione materna verso quei giovanotti timidi che pure a lei non interessavano carnalmente

 

A mio avviso però lo stile, seppur scorrevole e molto bello in dei tratti, è anche troppo ripetitivo nella forma. Ci sono concetti che sono ripetuti più volte, e a mio parere non serviva. Un lettore attento ha compreso il senso.
Per quanto riguarda il finale, ammetto di averlo trovato molto scontato: sin da subito immaginavo come sarebbe finita, non mi ha sorpresa, ciò che mi aspettavo alla fine è accaduto.

 

Tuttavia è stata una lettura piacevole, da intervallare ad altre forse più complesse.
Una storia che profuma anche d’amore nelle sue varie tipologie: da quello fraterno, a quello tra genitori-figli, tra nonni-nipoti, ma anche con alcune tematiche LGBT+ che diventano un filo conduttore tra passato e presente.
Traspare anche la frivolezza di una mamma che sembra essere assente per i suoi figli, che pensa solo a se stessa, ad apparire, che vuole attenzioni, non riservandole agli altri. Allo stesso tempo il sentimento materno sboccia nel cuore di chi non è veramente madre, ma lo è molto di più di chi dovrebbe esserlo.

Una fiaba moderna, dalla tinte oscure e paranormali, ma anche una sorta di romanzo di formazione per dei ragazzi che si ritrovano, da soli, a crescere e affrontare pericoli che vengono dal passato e si ripercuoto nel presente. 

E poi c’è Pupetto, un cagnolino che fa da ponte tra passato e presente, e che ho trovato adorabile!

In  definitiva, lo consiglio a chi ha voglia di trovare una storia dolce, in cui il conflitto tra bene e male è molto forte, ma accanto a gesti di cattiveria, regala anche la bellezza delle gentilezza e della bontà. Nulla di originale e sorprendente a mio parere, ma comunque una lettura piacevole che scorre leggera e veloce.

 

 

 

 

 


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Ritorno a Villa Blu,
di Gianni Verdoliva
Casa editrice: Robin
Pagine: 184
Prezzo: 12 euro
Anno di Pubblicazione: 2020

Voto: ♥♥♥

Prodotto Offerto da Cristina Loizzo, ufficio stampa.

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