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» Robot NDR-113, di Isaac Asimov e Robert Silverberg – Recensione

Robot NDR-113.
Come titolo forse non dirà nulla a chi non è così tanto appassionato di fantascienza, ma se vi dicessi…“L’uomo bicentenario”?
Più chiaro, ora, vero?

Ho visto il film non molto tempo fa, appassionandomi alla storia di Andrew Martin, portato sul grande schermo dall’indimenticabile Robin Williams, attore che amo tantissimo. Mi sono commossa, ho amato la sua voglia di combattere per ottenere qualcosa di molto importante per lui, un robot diverso dagli altri: l’umanità. Essere considerato da tutti un essere umano.
Certo, nel film hanno molto giocato nella componente romantica che nel libro in verità manca, ma… quando il mio ragazzo mi ha fatto scoprire il romanzo, ho deciso di recuperarlo!

“Enne…di…erre,” ripeté Amanda, sforzandosi di non prestare attenzione a Melissa. “Non va per niente bene. Proprio no. Che ne dite se lo chiamiamo Andrew?”

Robot NDR-113 è un libro fantascientifico scritto a quattro mani da Isaac Asimov e Robert Silverberg, una sorta di approfondimento del racconto “L’uomo bicentenario” contenuto nell’Antologia del Bicentenario.

Siamo negli anni 2000 e nella Terra i primi robot vengono visti dalle persone con titubanza e disprezzo. Ma c’è anche chi va oltre i pregiudizi e può permettersi di comprarne uno che possa svolgere varie mansioni in casa. Come nel caso di Gerald Martin, membro influente dell’Assemblea Regionale, presidente del Comitato Scientifico e Tecnologico, che decide di portare nella sua vita privata vari robot, tra cui l’esemplare NDR-113, al quale sarebbe spettato il semplice ruolo di collaboratore domestico.

Ma Andrew, così lo chiamerà sin da subito Amanda la figlia minore dell’uomo e denominata dal robot “Signorina Piccola”, è diverso.

Andrew prova emozioni molto simili a quelle umane.
Nel giro di poco tempo emerge in lui un’inclinazione artistica che lo porta a creare dei veri capolavori di legno, partendo da un semplice ciondolo a lui richiesto dalla piccola Amanda.

Solo dopo aver capito se stessi, si può comprendere l’universo intero.

Andrew è unico.
Non un semplice robot destinato a essere visto come un mero elettrodomestico, ma qualcosa di simile a un essere umano. Questo può essere visto come un pericolo dalla United States Robots and Mechanical Men, azienda che elabora e costruisce robot via via sempre più sofisticati e utili al genere umano. Vorrebbero riportare indietro il robot, modificarlo, così da renderlo innocuo, un mero oggetto, una macchina destinata ad aiutare gli uomini in tutti quei lavori più pesanti e quotidiani. Ma Gerald Martin si oppone fermamente.

Pian piano si fa strada nel cervello positronico del robot un pensiero che diventerà, nel corso di duecento anni, più insistente: ottenere la libertà e diventare agli occhi di tutti un vero e proprio uomo.
Inizia, quindi, un lungo viaggio fatto di studio, di cambiamenti, di lotte per i propri diritti, di cause portate costantemente di fronte ai vari tribunali, fino ad arrivare a un ultimo gesto molto importante quanto commuovente che potrebbe permettere al Robot di abbattere tutti i pregiudizi umani contro la sua diversità e riconoscerlo simile a loro. Un uomo, un essere umano, con le proprie passioni e i propri sentimenti, e quella sensibilità unica per la bellezza del mondo.

Il sole stava tramontando e lasciava una striscia di luce dorata sull’acqua. Che spettacolo meraviglioso! Il mondo era veramente un posto straordinariamente bello, si disse Andrew. Il mare, il cielo, un tramonto, oppure una foglia lucente che brillava di rugiada mattutina… Tutto. Tutto! Forse lui era l’unico robot che fosse mai stato tanto sensibile alla bellezza del mondo.

Al suo fianco c’è sempre la Famiglia Martin, dal burbero Gerald alla dolce Signorina Piccola con la quale instaurerà un profondo legame d’affetto che non svanirà mai, fino ai figli e nipoti. Altre persone incroceranno la strada di questo robot meraviglioso, e riusciranno a far scivolare via paure e opposizioni, provando per lui un affetto sincero.

È una lettura davvero commovente e molto interessante.
Con la storia di Andrew, di questo robot così particolare, si analizza anche il tema della diversità vista con paura, spesso disprezzo e intolleranza. Paure ancestrali dell’uomo, spesso inspiegabili. Siamo in una società nella quale i robot pur entrando sempre più a far parte della quotidianità – del resto, la trama scorre per ben 200 anni – vengono sempre visti male. Molti non possono accettare che abbiano libertà e i loro medesimi diritti. Del resto sono semplice oggetti no? Non possono avere emozioni. È inaudito per una macchina! E poi i robot devono sempre rispondere alle tre leggi della robotica, che prevedono non solo l’impossibilità di far del male agli esseri umani, ma anche il dovere di rispondere sempre ai loro comandi.

“Considero il mio corpo come una tela sulla quale intendo dipingere…”
[…]
“…un uomo, Andrew?”
“Sì, un uomo. Forse.”

Andrew è quindi visto come qualcosa di anormale.
Eppure, lui non smetterà mai di lottare, di essere informato, di accrescere le sue conoscenze, di avvicinarsi sempre di più a quella natura umana tanto desiderata.

Ti affezioni a lui, speri al suo fianco, a volte vorresti abbracciarlo. Avverti quella profonda solitudine, nonostante gli affetti e gli elogi. Andrew potrebbe vivere per sempre, ma vede morire pian piano quella che è la sua famiglia umana.
No, Andrew non è una macchina, ha un cuore, delle emozioni, delle passioni. La sua lotta diventa la nostra lotta. E alla fine non puoi non commuoverti di fronte a quell’immagine conclusiva che arriva dritta dritta fino all’anima.

Affascinante è anche la realtà creata da Asimov, in collaborazione con Silverberg.
La Terra pian piano torna a rigenerarsi: i mari sono di nuovo puliti, il verde, i boschi, riacquistano tutto quello spazio sottratto dagli agglomerati urbani. Tutto ciò è dovuto anche al fatto che la popolazione si assesta pian piano intorno a un miliardo di persone. Le famiglie sono meno numerose, basandosi più sulla qualità che sulla quantità. E, inoltre, molti vanno a vivere sulla Luna. È un mondo nuovo, perfettamente fantascientifico, dove i robot entrano pian piano sulla scena, pur rimanendo sotto il controllo umano.

Per lui, le imperfezioni sulla superficie lunare costituivano un’iscrizione affascinante: erano i segni lasciati dal tempo, un lungo poema creato in miliardi di anni e che esigeva ammirazione per la sua immensità. E la bianca faccia della Luna non gli sembrava affatto morta: piuttosto era pura, austera nella sua bellezza, una splendida maestà glaciale che si avvicinava a qualcosa di sacro.

Inoltre, interessante è anche il confronto tra uomo – robot.
Più andiamo avanti nel tempo e più ci accorgiamo che se da un lato Andrew fa di tutto per divenire sempre più umano, dall’altro gli stessi umani sono sempre più simili a quelle “macchine” che sembrano odiare con tanto ardore. Grazie ad Andrew, soprattutto, e alle sue scoperte scientifiche, infatti, vivranno molto più a lungo, grazie a organi artificiali che vengono impiantati quando quelli biologici si deteriorano. Quindi la domanda che sorge spontanea è: come si può ancora nutrire pregiudizi sui robot quando gli esseri umani sono sempre più legati alle macchine? Quanto si assottiglia quella distanza tra uomo e macchina?

E cosa ci rende veramente umani?
L’imperfezione.

Ho adorato la riflessione di Andrew a tal proposito. Da Robot lui è un essere perfetto. Non può ammalarsi, non ha bisogno di nutrirsi o espletare i propri bisogni fisiologici. Non ha difetti che non possono non essere sistemati in laboratorio. Ma è davvero così positiva questa perfezione?

Sicuramente possono nascere molte altre riflessioni grazie a questa sorta di favola robotica, che ci invita, in primo luogo, a riflettere sul concetto di diverso, sui concetti di essere e apparire, sul riuscire ad accettare un nostro simile anche se ai nostri occhi, al nostro cuore rigido e chiuso, può apparire diverso.

È umano sentirsi imperfetti.
[…]
Le imperfezioni, le debolezze, le imprecisioni: ecco le cose che definiscono “umani” gli esseri. E che li portano a trascendere i propri difetti. 

Un libro bellissimo che vi consiglio con tutto il cuore, oltre al film di cui vi parlavo in principio, ma che si discosta per quell’aspetto più romantico che hanno scelto di dargli.

Ancora una volta resto sorpresa da Asimov, un autore dal quale mi tenevo lontana un po’ per paura di provare difficoltà nella lettura dei suoi testi, ma che ora sto adorando profondamente. I suoi robot hanno un posticino speciale nella mia valigia colma di libri ed emozioni.

… preferisco morire da uomo che vivere in eterno da robot.

 


Robot NDR-113, di Isaac Asimov e Robert Silverberg
Casa editrice: Bompiani
Traduzione di: Gino Scatasta
Pagine: 260
Prezzo:/
Anno di pubblicazione: 1992 Prima edizione

Voto: ♥♥♥♥♥

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