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» Il castello di Otranto, di Horace Walpole – Recensione

Lettura per la tappa di Novembre di #readingthedarkchallenge di Sonosololibri e Louchobi (su instagram): Un gotico scritto prima del 1900.
Ma anche per la #Librividi challenge: una storia ambientata in un castello.

Manca un mese a Natale, lo so, ma le letture gotiche e horror per me continuano per tutto il prossimo anno. Ho iniziato, infatti, a seguire un’altra challenge a tema, che mi permetterà di recuperare altri titoli che avevo una gran voglia di leggere! Come sempre trovate tutto su Instagram: in serata farò un post anche lì, e troverete tutti i dettagli. Ma se volete partecipare vi rimando ai blog dei due organizzatori (Sonosololibri e Louchobi).

Per questa prima tappa ho deciso di leggere quello che è considerato il primo romanzo Gotico: Il castello di Otranto di Horace Walpole.
La prima edizione è stata pubblicata nel 1764 e nella prefazione l’autore sosteneva di aver trovato tale scritto nella biblioteca di un’antica famiglia cattolica, nel Nord dell’Inghilterra. Un romanzo stampato a Napoli, in caratteri neri, nel 1529 e da lui tradotto.
Nella prefazione della seconda edizione, invece, Walpole rivela di essere lui il vero autore, ne rivendica la paternità, scusandosi con i lettori ed esponendo i motivi per i quali l’ha composta.

Il castello di Otranto narra le vicende di Manfredi, principe di Otranto, e della sua famiglia sulle cui teste pende l’ombra di un’antica profezia:

Il castello e la signoria di Otranto sarebbero usciti dalle mani della presente famiglia quando il vero proprietario fosse diventato troppo grande per abitarvi.

 

© una valigia ricca di sogni – marta.sognatrice

Manfredi, sposato con Ippolita, ha due figli: Corrado e Matilda. La storia ha inizio con delle nozze pretese dall’uomo per unire il suo unico figlio maschio con Isabella, figlia del marchese di Vicenza. Ma proprio nel giorno stabilito accade un evento terribile: suo figlio viene trovato morto, schiacciato da un enorme elmo perfettamente uguale a quello di marmo nero della statua di Alfonso il Buono, antico principe della signoria d’Otranto.

Manfredi decide così di prendere il posto del figlio morto, e di sposare Isabella, così da garantire futuri eredi alla sua dinastia. La fanciulla, ovviamente, rifiuta e tenta di scappare, grazie anche all’aiuto di un ragazzo e di alcuni frati del convento annesso alla chiesa di San Nicola, nei pressi del Castello. Da quell’azione illecita e inaudita, scaturiscono una serie di avvenimenti soprannaturali e incomprensibili che porteranno pian piano alla realizzazione di quell’antica profezia, che ha echi lontani, che dai padri passa ai figli.

Della trama più non rivelo.

In quell’istante il ritratto dell’avo che pendeva sopra la panca dove erano stati seduti emise un profondo sospiro che gli sollevò il petto. 
[…] Manfredi, diviso tra il desiderio di correre dietro a Isabella, che aveva ormai raggiunto le scale, e l’impossibilità di allontanare gli occhi dal dipinto che cominciava a muoversi, aveva però fatto alcuni passi verso di lei, sempre rivolto verso il ritratto, quando vide la figura del quadro uscire dalla cornice e posare i piedi in terra con un’aria di grave malinconia: “Sto sognando?” gridò Manfredi, tornando sui suoi passi. “O i diavoli stessi si sono messi in combutta contro di me? Parla, spettro infernale!”

 

Il castello di Otranto è una storia che rimanda al Medioevo, con tutte le caratteristiche più note. Dai giovani cavalieri, ai principi usurpatori, alle delicate fanciulle pie e forse fin troppe sottomesse alla volontà dei padri o dei mariti. L’apparizione dei fantasmi di antichi principi colmi di malinconia che vengono fuori dai quadri, sono forse gli elementi che possono far riferimento proprio al gotico, di cui questo romanzo è il primo e importante esempio. Anche se durante la lettura di questo testo non provi così paura, anzi avverti – a tratti – più una sorta di ilarità. È un testo che, a mio giudizio, scorre velocemente, lo si legge davvero nell’arco di una giornata – al massimo due -, ma che non sorprende poi molto agli occhi di un lettore moderno.
È pur vero che va molto contestualizzato. È un romanzo scritto nel 1700, con un’ambientazione tipica medievale, ai tempi dei templari. Emergono, come dicevo, tutte le caratteristiche e i personaggi tipici dell’epoca, oltre a quegli elementi oscuri, soprannaturali, incomprensibili forse agli occhi del popolo o degli stessi aristocratici, che provano spavento e paura. Troverete personaggi dalle sfumature totalmente negative, come Manfredi, ma anche così buoni da non sembrare veri, come ad esempio Matilde. C’è anche l’amore, quello cortese degli antichi cavalieri, e il sacrificio.

Se devo essere sincera per alcuni tratti mi ha ricordato un po’ le atmosfere delle tragedie di Shakespeare, come per l’Amleto e l’apparizione dei malinconici fantasmi alla ricerca di vendetta. Eppure, manca quella profondità che ti permette di provare emozioni intense, riflessioni importanti.

Per tali ragioni non è un libro che mi ha entusiasmata, ma lo ritengo essenziale per tutti coloro che hanno voglia di affrontare e approfondire il genere gotico.
Lo consiglio anche agli amanti della atmosfere medievali.


Il testo della Oscar Mondadori Classici presenta anche la versione in lingua originale, per chi volesse affrontarlo in inglese.


Il castello di Otranto, di Horace Walpole
Casa editrice: Mondadori
Traduzione di: Chiara Zanolli
Pagine: 243
Prezzo: 10 euro
Anno di pubblicazione: 2002

Voto: ♥♥♥

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