Libri

» Novecento, di Alessandro Baricco

 

Recensione (7)

 

 

Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento.
Un nome particolare per una figura altrettanto particolare e degna di nota.
Un nome dato a un bambino trovato su una nave – Virginian – diretta in America. Quel luogo tanto sognato, pieno di speranze, di una nuova vita.
Un bambino lasciato sopra un pianoforte. Uno strumento che diventerà parte integrante della sua anima, un prolungamento del suo corpo, la realizzazione della poesia che si annida nel suo cuore.

Ogni volta che entravo in libreria scorrevo con gli occhi i vari titoli di Alessandro Baricco. Ammetto, in tutta sincerità, di non aver mai letto nulla di suo prima di ora, ma sono sempre stata curiosa. Tentata. E finalmente ho potuto sanare un po’ di curiosità, prendendo due titoli dalla libreria del mio ragazzo. Novecento, che ho divorato nel giro di pochissimo, e Seta (che, invece, devo ancora leggere).
Di Novecento sapevo la storia perché incantata dalla trasposizione cinematografica che, ora posso dirlo, rappresenta al meglio – almeno per me – quanto scritto in quelle pagine. Ho amato il film. Totalmente. È difficile che un film possa ricreare tutte le sfumature di un libro, ma a mio avviso con La Leggenda del Pianista sull’Oceano ci sono riusciti!
Ho amato il libro. E ogni volta che scorrevo quelle righe rivedevo le immagini del film, come se la voce stessa degli attori risuonasse nelle mie orecchie.

Più che un romanzo, è un lungo racconto teatrale che scorre in maniera veloce ma che profuma di emozioni, storia, sentimenti e soprattutto… musica.
Una musica che puoi provare a immaginare, che scorre tra quelle parole, e prende vita.

La musica Jazz. 

 

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Libri

» “On Writing” di Stephen King

Recensione (5).png

King.

Io non leggerò mai, King.

Dicevo. Ma oramai ho imparato che non si deve mai dire mai nella vita. Perché all’improvviso qualcosa succede e ti spinge ad andare oltre quel “mai”.
Sono una persona curiosa e, anche se dopo molto pensare, sono capace di andare oltre i miei dubbi e pregiudizi. Che poi nel caso del re dell’horror non sono stati i pregiudizi a frenarmi ma… la paura. Non amo molto il genere. Anche se da bambina vedevo molti film che ora, in modo assurdo non avrei il coraggio di rivedere. (Ma posso essere fatta così male?). E appunto, quando ero ancora molto piccola sono stata traumatizzata da IT. Ora, in molti dicono che il film non è come il libro (come spesso accade), però quel trauma ha molto bloccato la mia voglia di leggere le sue opere.
Poi sono cresciuta. Durante l’adolescenza non amavo leggere libri con troppe pagine e quando ho visto proprio quel titolo a casa di un’amica mi dicevo “No, non potrei mai leggerlo”.
Gli anni sono passati e io ho iniziato a leggere volumoni, provando piacere nel tuffarmi tra tutte quelle mille e più pagine. Bene. Sempre coerente con il mio pensiero.

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Libri

» “La Soglia” di Ursula K. Le Guin

Recensione (6)

 

A volte sono i libri a sceglierti.
A volte sei tu che vuoi percorrere un determinato sentiero di lettura.
E poi, ci sono quei consigli che decidi di seguire.

Il libro di cui vi parlo oggi rientra proprio in quest’ultima categoria. Mi è stato consigliato da chi ha fatto breccia nel mio cuore, e lo ringrazio. Non conoscevo la Le Guin, anche se essendo considerata come la “madre del fantasy e della fantascienza” e avendo vinto numerosi riconoscimenti e premi, mi sento un bel po’ ignorante. Però, non è mai tardi per recuperare, no?

E così ho portato a casa con me questo libro: La Soglia e ci ho messo un po’ ad entrare nella storia, lo ammetto. Trovo sempre – o quasi – un piccolo ostacolo, ma… superato il primo capitolo la curiosità è scattata e ho voluto saperne sempre di più, rispondere alle domande, conoscere meglio i protagonisti e le loro scelte, capire le loro sorti. E alla fine sono rimasta soddisfatta. Ammetto che subito dopo la conclusione mi sono ritrovata con un sorriso ma anche con un grosso punto interrogativo, ma… ci vuole un po’, a volte, per mettere insieme i pezzi e comprendere.
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Libri

» “Le nostre anime di notte” di Kent Haruf

Recensione (4)

 

Ci sono autori che ti colpiscono in modo particolare e di cui vorresti leggere tutte le opere.
Kent Haruf è uno di questi.
L’ho scoperto navigato in rete. Ho visto i commenti entusiastici di molti lettori, e mi sono fatta prestare – ma conto di comprare presto – la Trilogia della Pianura. Lì mi sono persa tra storie che hanno il sapore del quotidiano, della vita semplice, con i suoi sprazzi di luce e di buio. Storie di persone con i loro rimpianti, le gioie, i dolori, le difficoltà e la speranza. Quella voglia di ricominciare quando tutto ormai sembra perso, e di riprendere a vivere. Attimi di vite tratteggiate con uno stile semplice ma, per me, speciale.

Con frasi semplici e leggere, e l’uso massiccio di dialoghi, Haruf ci trascina con sé ad Holt una piccola cittadina dove va in scena… la vita.
Sì, quella di tutti i giorni. Ma in un territorio piccolo e anche chiuso, dove tutti sanno tutto, dove le chiacchiere scorrono velocemente, e spesso il cervello resta chiuso di fronte ad altre “aperture”. Troviamo anziani colpiti da malattie che portano alla morte, che si ritrovano a far un viaggio indietro nella propria esistenza, cercando di affrontare quei momenti di ombra, quelle scelte sbagliate. Rimpianti e rimorsi e la ricerca di una speranza finale.
Donne sole e ormai anziane che soffrono per amori sbagliati e scelte che hanno fatto loro del male, ma che riscoprono in una bambina e nelle piccole cose di tutti i giorni il piacere, quel pizzico di gioia che dà sapore alla vita.
Troviamo una ragazza incinta, cacciata di casa, che trova riparo proprio nel luogo più inconsapevole e strano: in una casa in cui vivono due uomini, due fratelli (quanto li ho adorati! Quanto ho pianto!), scapoli e dediti solo alla loro fattoria, alla loro terra e ai loro animali. Quella che apparirà come una cosa strana e assurda, diventerà un motivo per cambiare la propria vita, per uscire fuori dal guscio, per ritrovare un motivo di riscatto. E poi cambiamenti, difficoltà, incomprensioni. Mancanza di apertura nei confronti del prossimo, ma anche teneri gesti che fanno ancora credere nella bontà dell’essere umano, nonostante tutto.

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Libri

» “Momo” di Michael Ende

Recensione (2)

Giorni non proprio felici, giorni in cui la pioggia e il maltempo non se ne vogliono andare e rischiano anche di guastarmi il weekend, piccoli sogni sui quali avevo fantasticato per ritrovare il sorriso perso. E allora trovo rifugio in quello che può farmi bene: le parole, il mio blog e un libro di cui parlare e condividere.

Oggi, in particolare, vi parlo della piccola, tenera, Momo di Michael Ende. Ebbene sì, lo stesso autore di quel prezioso libro “La Storia Infinita”, che ancora una volta è riuscito a conquistare il mio cuore e farmi riflettere.

 

Se dovessi riassumere in poche righe Momo mi soffermerei sulla parola Tempo.
E potrei aggiungere che, ancora una volta, quello che può sembrare un mero racconto per bambini in realtà è molto più adatto agli adulti, e alla loro vita sempre più frenetica, sempre con quella voglia di risparmiare il tempo, di correre, correre, spesso dietro a un lavoro e a delle regole imposte dalla società, perdendo molto, lasciando dietro di sé i veri valori, la vera bellezza della vita.

È un libro che dietro la fantasia di una bambina, Momo, e alcuni elementi fantastici, in realtà invita il lettore a fare una vera riflessione, con se stesso, con la società, con il tempo stesso, con la propria vita.
Correre per restare al passo, lavorare sempre di più e in poco tempo per vivere. Ma poi, stai davvero vivendo?
Una critica o forse un monito contro una società moderna dedita sempre più al consumismo, alle semplici “cose materiali”, alla frenesia del vivere, perdendo di vista i valori più importanti, la felicità delle persone, quegli aspetti più “umani” che rendono la vita veramente degna di essere vissuta. La fantasia, l’immaginazione, l’arte, il contatto umano quasi si perdono, impedendo all’uomo di vivere le piccole cose che rendono la vita speciale.

 

 

 

momo
© Una Valigia Ricca di Sogni

 

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Libri, Riflessioni

» Anime di Luce, i miei racconti, pezzi di me

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Ho sempre amato scrivere ma, come dice qualcuno, sono una fifona.
Lo sono sempre stata. Lotto da una vita contro me stessa: dovrei credere di più nelle mie capacità, dovrei smetterla di chiedermi cosa ne potranno pensare gli altri, e creare così pensieri esagerati che diventano emanazioni delle mie paure e mi impediscono di sognare e… tentare.

C’è stato un periodo della mia vita, in particolare, dove non avevo altre passioni da coltivare. Le persone amate erano lontane, e l’unica cosa che restava era quella pagina bianca da riempire con il frutto della mia fantasia. Anche un modo per esorcizzare le paure, il dolore.

E durante quei mesi ho iniziato a buttar giù storie e personaggi. A creare mondi. E mi faceva star bene.
Poi, all’improvviso, mi sono fermata. Sono arrivate altre passioni, come la fotografia e il Musical (in maniera più forte), nuove amicizie, nuove difficoltà e pensieri. Anche se ho sempre continuato a scrivere perlomeno i miei pensieri o recensioni varie su altri blog.

Qualche mese fa… la nostalgia si è fatta sentire. Ho ripreso quei racconti e li ho fatti leggere alla mia nipotina, la mia piccola e preziosa luce. Ho visto il suo sorriso, scorto il suo interesse. Quando mi ha detto di farne un libro, subito quell’idea si è insinuata nella mia mente.
Qualcuno che ha bussato alla porta del mio cuore ed è riuscito a passarci oltre, ha insistito tanto, mi ha spronato a smettere di essere fifona e buttarmi.

 

Be’, tutta questa premessa per dire che… mi sono buttata.

E questo è quello che è uscito fuori.

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Questo libricino qui è il frutto di tante giornate di rabbia e frustrazione per non riuscire a fare le cose per bene come dicevo io, ma anche di gioia. Perché non c’è niente di più bello che vedere una propria opera reale, tra le mie mani, vera e tangibile. Un piccolo sogno che ho trasformato da sola in realtà. Un piccolo regalo non solo per la mia nipotina e quella persona che ha creduto tanto in me, ma anche per me stessa. Perché potrò avere mille paure, potrò essere una fifona, potrò lagnarmi per giorni perché ci saranno delle imperfezioni – che vedo soprattutto io con la mia mania di essere perfettina – ma è tutto frutto del mio impegno, del mio cuore, del mio lavoro.

Di una ragazza che non è grafica, ma ha lo stesso modificato quella immagine e creato quella copertina che mi piace sempre di più nella sua semplicità.
Di una ragazza che non è scrittrice, ma ha voluto comunque buttarsi in questo progetto non affidandosi a nessuno, ma facendo leva solo sulle sue capacità. Anche se questo può comportare errori.

E quindi ve lo affido. A voi lettori che vorrete leggerlo, e sprofondare nei cinque racconti che parlano di luce e di ombre, di errori e paure, di speranza e amore e forse racchiudono messaggi che dovrei imprimere con forza nella mia mente e nel mio cuore, perché in ogni pagina c’è un po’ di me. E chissà, magari anche un po’ di voi.

Chi non ha mai incontrato il buio nella propria vita? Ma poi… dopo tanta oscurità, torna sempre la luce. Basta crederci, basta non smettere mai di sperare e di sognare.

Anime di Luce raccoglie al suo interno cinque racconti. Personaggi diversi, storie e mondi differenti, ma tutti uniti da un messaggio di speranza che spero possa arrivare anche a voi.

 

A tutti i bambini, ma anche a quegli adulti che non perdono mai la bellezza dei sogni.

 

 

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Libri

» Piccole Fiabe per Grandi Guerrieri di Matteo Losa

Recensione (6)

 

 

 

Quando vedete questo libro giallo negli scaffali di una libreria, vi invito a non passare oltre. Prendetelo tra le vostre mani, sfogliatelo, guardate le illustrazioni e, se avete tempo, leggete la prefazione. Poi portatelo a casa, e lasciatevi rapire il cuore da quelle fiabe che nascondono molto di più. Messaggi profondi, intrisi di speranza, una sorta di aiuto contro il male. Un male molto radicato nella nostra epoca: il cancro.

 

Matteo Losa sa bene cosa sia questa malattia, perché combatte contro questo “lupo cattivo” da ben 11 anni. Operazioni, dolore, difficoltà che molti di noi – io in primis – non possiamo comprendere a fondo, ma solo provare a immaginare. Sin dalla prefazione comprendiamo bene il messaggio che vuole far passare. Perché ha scelto proprio le fiabe come forma letteraria per parlare di una tale malattia?
Perché le fiabe non si fermano a raccontare l’esistenza di un drago, ma insegnano ai bambini – e agli adulti – che quel mostro può essere sconfitto. O, perlomeno, donano una speranza. 
Una parola così importante per tutti noi, ma in particolare per chi cerca di sopravvivere a un male che cerca di abbatterli, di fermare la vita, la propria esistenza, i propri sogni…

 

 

Perché ciò che fa davvero la differenza nella vita è sognare un lieto fine che dia significato alle sofferenze e coltivare la speranza di raggiungerlo.

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