Libri

» La misura della felicità, di Gabrielle Zevin

Prima di iniziare a parlarvi di una delle mie ultime letture, vorrei chiarire una cosa: sto ricevendo diverse e-mail da parte di autori esordienti che mi chiedono di segnalare o parlare dei loro libri. Non so se lo leggerete, ma mi spiace, non posso. Non ho tempo neanche di aggiornare il blog quanto vorrei, e qui – a differenza dell’altro spazio virtuale in cui scrivevo – non ho alcuna intenzione di fare segnalazioni. Voglio solo parlare dei libri che ho letto e che ho scelto, e di altre mie passioni.
Nulla più.
Quindi, per favore, non continuate a mandarmi e-mail. Grazie.

 

 

 

 

Recensione

 

 

 

 

 

Island Books

Fornitore esclusivo di buona lettura ad Alice Island dal 1999

Nessun uomo è un’isola; ogni libro è un mondo.

 

 

Ci sono letture di cui hai proprio il bisogno.
Dopo un libro che non mi ha preso quanto avrei voluto e che ho portato avanti solo per curiosità e segno di rispetto per chi me lo ha inviato (e di cui vi parlerò prossimamente), avevo voglia di leggere qualcosa che mi trasmettesse una sorta di tenerezza. Di una lettura più facile, più dolce. E tutto questo l’ho trovato ne “La misura della felicità” di Gabrielle Zevin.
Già dalla semplice ma bellissima copertina ho avvertito una piacevole sensazione. La figura stilizzata di un uomo che solleva una bambina che tiene tra le mani un aquilone.
Un aquilone particolare però: perché ha la forma di un bellissimo libro aperto.
Libri che si notano, uno sopra all’altro, anche sul pavimento.

Una cover che rappresenta, a mio parere, benissimo lo spirito del libro. Una lettura che mi ha trasmesso un forte senso di tenerezza e amore, ma che lascia sul finale anche una punta di malinconia. Uno stile semplice, che coinvolge totalmente il lettore. Un libro che si legge velocemente, regalandoti sorrisi ma anche occhi lucidi.

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Libri

» L’arte di essere fragili, di Alessandro D’Avenia

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Ci sono libri che ti chiamano a sé e che rappresentano un valido rifugio dove rintanarti, una mano amica pronta ad alleviare le sofferenze, i dolori, e a farti aprire gli occhi, regalando al tuo cuore tenere emozioni e una sorta di slancio, di incoraggiamento ad osservare la vita con sguardo diverso.
A inizio anno non stavo bene. Ho deciso di seguire le emozioni negative, buttandomi su una lettura bellissima quanto densa di sofferenza, almeno per me. Perché nelle parole di Sylvia Plath, e nei suoi diari, io mi sono così ritrovata, da cadere in una sorta di limbo dal quale non riuscivo ad uscire.
Ve ne avrei voluto parlare nel blog, ma… non riesco a riprendere quel libro tra le mie mani. È la prima volta che segno così tante frasi. La prima volta che sento mie tante sue parole, sofferenze, paure. Tanti pensieri. La Plath non ha avuto una vita facile. Né una morte felice. Ed io mi sono sentita così in sintonia con lei, da sprofondare in un momento di vera angoscia. Forse perché entro in forte empatia con quello che leggo, il che non sempre è un bene.

Comunque questa premessa è solo per dire che poi ho deciso di affidarmi alle parole di D’Avenia e alle sue lettere al mio caro Leopardi.
Molti di voi potranno dire: Leopardi? Il poeta della tristezza e della depressione? Bel modo per tirarti su!

Ma io l’ho sempre amato. E D’Avenia te lo fa conoscere meglio, ti mostra una visione diversa di questo povero poeta così bistrattato. Leopardi in realtà amava la vita. Giacomo e Alessandro sono riusciti ad aiutarmi a uscire da quel periodo complicato, facendomi riscoprire ciò che più amo: l’arte delle piccole cose e che non importa quanto tu sia fragile. Da quelle paure e insicurezze, puoi trovare una luce, delle ali per svoltare la tua vita e vederla densa di nuovi colori. Perché è proprio dietro quella fragilità che si nasconde, in realtà, una grande forza.

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Libri

» Il valzer degli alberi e del cielo, di Jean-Michel Guenassia

Recensione (4)

Amare l’arte significa anche ricercarla nei romanzi. Quando mi è stato proposto un libro sugli ultimi giorni della vita di Van Gogh, ho subito avanzato la mia voglia di leggerlo e lasciare la mia più onesta opinione.
L’ho concluso proprio ieri, e oggi ve ne parlerò!

Intanto ringrazio la casa editrice Salani, per avermi concesso questa opportunità!

 

 

Vincent non era disposto a lasciarsi amare. Mi amava a modo suo, e io non lo capivo e non lo accettavo. Avrei voluto che mi amasse più della pittura, e questo era impensabile. Non poteva sacrificare la pittura per me; era semplicemente inconcepibile. Nella sua vita non c’era posto per una donna e la pittura. Si è sforzato ma, di fronte a un campo di grano, un tetto di paglia o un pagliaio, io non contavo niente.

Nella mia memoria ho serbato soltanto i momenti allegri, Vincent non era triste o arcigno, era come un bambino che scopre il mondo, avevamo milioni di cose da dirci. Ma lui sapeva che il nostro tempo era contato. Io no. Lui sapeva, d’istinto, molto prima che io l’ammettessi, che siamo soli sulla Terra e che contro questo non possiamo far nulla. Soli di fronte a noi stessi. Soli in mezzo agli altri. Qualunque cosa ci si possa inventare per far credere il contrario.

E Vincent è riuscito a dipingere proprio la bellezza di questa profonda solitudine.

Ho voluto esordire con questo brano perché è quello che mi è rimasto più impresso.
Vincent è riuscito a dipingere proprio la bellezza di questa profonda solitudine.
È una frase che mi ha molto colpita. E non mi sento poi così distante da questo pensiero. Certo, nella vita i rapporti sono molto importanti, ma molto spesso nelle scelte da prendere e in molte occasioni ti ritrovi a scontrarti con te stesso. Sei tu di fronte al mondo o, ancor peggio, a te stesso.

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Libri

» L’amore bugiardo di Gillian Flynn

Recensione (3)

PRIMO INDIZIO:

Di un thriller presto io vado a parlare,
perché non posso ancora una volta rimandare.
Una storia d’amore e tradimento,
ma anche di scomparse e tormento.
Chi è il vero bugiardo o pazzo dovrai scoprire,
e tramite i tanti indizi la storia intuire.

Nick o Amy chi è il vero bugiardo?

Mi sono divertita a buttare giù una sorta di indizio, elementi chiave del thriller psicologico del quale vi vado, finalmente, a parlare!
L’ho concluso diversi mesi fa, ma l’ho veramente amato.
Non sono una vera fan del genere, ma se ben scritto e se riesce a stupirmi con trovate che non ti aspetti, a volte non mi dispiace buttarmi in letture simili.

In verità, questo è uno di quei casi in cui ho visto prima il film e quindi già sapevo tutto, ma si sa, i libri donano sempre quel qualcosa in più. Anche se, tirando le somme, io li ho trovati piuttosto in linea l’uno con l’altro. E ho adorato ancora di più soprattutto l’interpretazione della bella e bravissima, Rosamund Pike nel ruolo di Amy.

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Riflessioni

» L’amore per la lettura.

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«Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio respiro?»

{Il buio oltre la siepe • Harper Lee}

Mentirei se dicessi che ho sempre amato leggere. Da piccina leggevo fiabe e favole e poco altro. Però ricordo l’emozione della lettura di gruppo, alle elementari, e la possibilità di provare a scrivere un continuo… forse è stata la prima volta in cui ho davvero provato a scrivere storie. Ho ripreso qualche anno fa, lasciando andare la mia fantasia e spesso stupendomi di me stessa, ma forse di questo parlerò in un altro momento.

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Libri

» Letture forti, ma consigliate #1: “Il bambino con il pigiama a righe”.

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Ci sono letture che risultano così forti da non essere affrontate da tutti. In molti, quando si parla di Olocausto o argomenti simili, preferiscono allontanarsi, dedicandosi ad altre letture forse più leggere, almeno dal punto di vista delle emozioni.
Io, invece, adoro conoscere, informarmi, o anche affrontare romanzi che cercano di far aprire gli occhi, attraverso diversi punti di vista, su quella che è la Storia, sull’orrore che è capace di commettere l’essere umano, ma… rivelando anche altro. Altri rapporti, altre sensazioni, altri problemi che non hanno smesso di esistere. Che sono attuali.

Ho sempre letto e guardato molto sull’Olocausto, e anche quest’anno, in occasione della Giornata della memoria, ho deciso di buttarmi su due letture e la scelta è ricaduta su “Il bambino con il pigiama a righe” di John Boyne, pubblicato da BUR, (di cui ho visto il film), e un libro di più recente uscita che mi ha subito colpita molto: “Io non mi chiamo Miriam” di Majgull Axelsson, edito Iperborea.

Si tratta di due storie diverse, con protagonisti differenti, ma che mi hanno coinvolto profondamente. Due storie non facili da affrontare, ma che a mio parere meritano di entrare nel proprio “bagaglio culturale” e di cui voglio parlarvi. Oggi vi parlerò del primo, ma prossimamente arriveranno i miei pensieri anche sulla storia di Miriam!

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