Riflessioni, Una Marchigiana a Torino, Viaggi

» #UnaMarchigianaATorino: il Balon e Gran Balon

 

Dal diario di una Sognatrice

 

 

 

Un computer. La mia musica del cuore e ritrovo un po’ il mio spazio.
La prima settimana a Torino è passata e ovviamente ci sono stati alti e bassi, almeno per quanto riguarda il mio umore. Essere una persona sensibile non aiuta, e mi sono accorta di quanto sia vero che se non muti dentro di te, se non cerchi di star bene con te stessa, puoi andare anche dall’altra parte del mondo ma non starai meglio. E questo è il mio scopo ora. Cercare di star bene con me stessa. Altrimenti questa vita non ha senso.

In questi primi giorni ho scoperto nuove piccole realtà di Torino, una città che mi appare come una signora elegante, apparentemente algida, ma dal cuore romantico, forse un po’ malinconica e dal sapore vintage. Una città che sa regalare emozioni profonde, viva. Immensa, ma allo stesso tempo non ti stritola in maniera soffocante, anzi, con i suoi grandi spazi ti permette di respirare, di sollevare lo sguardo e di vedere che il cielo è ancora lì, sopra di te, sopra tutti quei palazzi. E che se anche la malinconia ti spezza il cuore, puoi guardare in alto e ritrovare un po’ il sorriso.

 

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Libri

» Sfumature di Sogni: pillole di pensieri su Sylvia Plath

 

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© Una valigia ricca di Sogni – Foto anche nel mio Instagram!

 

 

 

 

~ • Ho conosciuto Sylvia Plath leggendo un libro in cui si parlava di scrittrici morte suicide (Il libro delle verità nascoste di Amy Gail Hansen). Venivano citate la Woolf, altre ancora e lei.
Subito ho voluto cercare qualcosa, e in libreria il primo libro che ho portato a casa con me è stato il romanzo semibiografico “La Campana di Vetro”. Purtroppo la poesia è un qualcosa che non riesco a comprendere fin in fondo, per questo ho deciso di buttarmi su quel libro.
Sono stata travolta. Totalmente coinvolta nella sua storia. Sì, perché anche se i nomi sono diversi, quella è una parte della sua storia.

Ho deciso quindi di buttarmi sui Diari e… Sylvia è come un fuoco con me. Mi attrae e spinge a sé, anche se, come il fuoco, può far male. Ho letto i suoi diari in un periodo non facile, e sono sprofondata ancora più in una sorta di depressione. Ho sottolineato tantissimo. Troppe frasi mi ricordavano miei pensieri. La capivo. La capisco. E la cosa mi ha fatto e fa ancora un po’ paura. Perché Sylvia nonostante abbia dimostrato più volte di essere forte e coraggiosa, capace di affrontare tantissimi momenti duri, alla fine non ce l’ha fatta… Completamente svuotata da un nuovo abbandono. Dall’assenza di un amore nel quale credeva molto.

A questi libri se ne sono aggiunti altri… Una raccolta di poesie e, l’ultimo – “Sylvia. Il racconto della vita di Sylvia Plath” di Stefania Caracci, un racconto di tutta la vita di Sylvia Plath, dalla morte del padre – il primo grande abbandono che non riuscirà mai a dimenticare – alla sua morte. Narrati non dal suo punto di vista, ma comunque da uno sguardo attento e minuzioso, che mi ha ugualmente travolta di nuovo.

E ancora una volta sento di comprenderla così tanto, da star quasi male. Ma la ammiro anche tanto. Perché nonostante alcuni rifiuti delle sue opere, Sylvia ha continuato ogni giorno a lottare per la sua scrittura ed essere ammirata per le sue parole; e ha amato tantissimo. E per me il gesto finale per i suoi figli dimostra davvero un grande amore per loro. Non li ha portati con sé, nel suo oblio, ma ha permesso comunque loro di vivere.
Certo, forse avrebbe dovuto lottare un po’ di più, almeno per loro. Ma… Non è facile. Non lo è davvero.

Comunque, per me Sylvia va letta a piccole dosi, per non crollare.
E io la adoro.

 

«Sylvia ha bisogno di sostegno nelle scelte. Vuole essere la figlia brava e inappuntabile che sua madre predilige e la donna forte che sopporta la separazione da un marito amato profondamente. Nel segreto del suo animo aspira a essere accettata per quella che è, con i suoi deliri appassionati, gli orrori cosmici che la attraversano, la disperata solitudine esistenziale e la controddittorietá del suo sentire. Compreso l’odio per quella Sylvia che ha costruito diligentemente per gli altri, che riconosce come una nemica dalle unghie affilate e letali.»

 

~Sylvia. Il racconto della vita di Sylvia Plath. di Stefania Caracci.

 

 

Ovviamente vi consiglio tutti i libri citati. E personalmente non vedo l’ora di recuperare tutti gli altri che mi mancano, sia le varie lettere, che altri lavori di altri autori che hanno cercato di analizzare questa figura fragile ma bellissima, e quella di suo marito Ted Hughes.

 

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Libri

» Sfumature di Sogni: piccoli pensieri su “Sotto il Burqa” e “Hoka Sapiens”

Sono giorni un po’ strani. Si oscilla tra la voglia di fare mille cose, e la paura di un nuovo inizio. Ci sono giorni in cui mi sento carica, altri in cui vengo assalita da mille dubbi. Non è facile iniziare un nuovo ciclo, una nuova vita, non lo è per niente. Ma in fondo sento che sto seguendo la strada giusta. Devo solo non perdermi durante il tragitto, non lasciare che le paure prendano il sopravvento.

Non parlo di libri da un po’ di tempo, ma ne sto leggendo diversi. Attualmente, in effetti, ne ho iniziati almeno tre – e di solito tendo a leggerne uno alla volta – ma complici due bancarelle dell’antiquariato ho portato a casa due titoli a cui tenevo molto. Da un lato “Le ore” di Michael Cunningham, e dall’altro – proprio domenica scorsa – “Sylvia, il racconto della vita di Sylvia Plath” di Stefania Caracci per Edizioni e/o.

Virginia Woolf e Sylvia Plath.
Due nomi molto forti. Potenti.
Della prima devo ancora leggere altro. Ammetto di aver letto poco e niente, pur sapendo la sua storia. Alla seconda sono in un certo qual senso affezionata, perché dopo aver letto i suoi Diari l’ho sentita molto affine a me e ai miei pensieri. Quindi, non posso non acquistare ogni opera che parla di lei.

Ho in lettura questi due titoli, oltre ad Anna Karenina. Un grande tomo che cerco di leggere pian piano, per assaporare meglio tutta la storia, con attenzione.

Di recente, invece, ho concluso due libriccini per cui vorrei spendere alcune parole: Sotto il Burqa di Deborah Ellis, per Fabbri Edizioni, e Hoka Sapiens di Poul Anderson e Gordon R. Dickson dell’Urania.

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Libri

» La custode di mia sorella, di Jodi Picoult

Recensione (11)

 

 

 

Solo una cosa rimane sempre uguale: “tra dieci anni”, dichiaro, “voglio essere la sorella di Kate”.

 

 

Ore 2 di notte.
Una ragazza, da sola sul suo letto, volta l’ultima pagina di un libro e si asciuga le lacrime.

Ecco, quella ragazza ero io qualche sera fa, dopo aver concluso una lettura bellissima: La Custode di mia sorella di Jodi Picoult.

Ho comprato questo libro anni fa, dopo aver visto l’omonimo film che mi ha molto scossa. Anche se consapevole che non fosse una storia facile, mi piace moltissimo andare a leggere quei libri che hanno ispirato i film. Ma solo pochi giorni fa ho deciso di affrontarne finalmente la lettura.

E che dire?
Questo libro è bellissimo. Forte. Straziante. Un bel colpo alla stomaco, ma bellissimo. Ti coinvolge tantissimo, ti spinge a riflettere, a cercare di comprendere il motivo di certe azioni da parte di ciascun personaggio. Sì, perché si tratta di un romanzo corale, più voci che ti fanno conoscere pensieri e ragioni dei personaggi. Le loro emozioni, i loro sentimenti, le scelte non facili che però – seppur non sempre si possano comprendere – sono dettate dal cuore, dall’amore che si prova per un pezzo di te, della tua anima, del tuo sangue.

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Libri

» Il Mago di Oz, di L. Frank Baum

Recensione (10)

 

 

– E che mi dici del mio coraggio? – intervenne il Leone.
– Sono certo che ne hai da vendere, – replicò Oz.  – Ti serve solo un po’ di fiducia in te stesso. Non esiste creatura vivente che non abbia paura di fronte al pericolo; il vero coraggio sta proprio nell’affrontarlo pur essendone spaventato, e di questo genere di coraggio ne hai in abbondanza.

 

 

 

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© Una valigia ricca di Sogni

Penso che l’essenza di questo libro stia tutta qui. Nelle parole che il Mago di Oz riserva a ogni membro della “compagnia” di Dorothy, in modo particolare al Leone: bisogna avere fiducia in se stessi, credere nelle proprie capacità, perché sono solo la paura e la sfiducia a farci credere di non avere cuore, cervello, e coraggio.
Siamo spesso alla ricerca di qualcosa che ci manca, di quello che potrebbe renderci più felici di quanto siamo, ma che in realtà non ci accorgiamo di avere già. Proprio vicino a noi, dentro di noi.

Non mi va di analizzare questo libro andando a cercare i possibili riferimenti politici che potrebbe avere. Se volete scoprire qualcosa di più, capire cosa l’autore volesse inserire tra quelle righe, avete il web a disposizione e persone con molta più conoscenza di me a riguardo.
Voglio prenderlo come una semplice fiaba, come un racconto per bambini, ma che allo stesso tempo può essere importante anche per gli adulti.

È uno di quei libri che volevo leggere da sempre. Stava lì, nella libreria del mio ragazzo, e non ho resistito. Volevo andare in quel mondo al di là dell’arcobaleno, volevo seguire la piccola Dorothy e i suoi amici lungo il percorso – spesso non facile – che li avrebbe portati dal grande e potente – quanto ciarlatano – Mago di Oz per ottenere quelle quattro cose che potessero renderli veramente felici.
Un cervello per lo Spaventapasseri.
Un cuore per il Taglialegna di Latta.
Il coraggio per il Leone Codardo.
E il ritorno a casa, nel Kansas per Dorothy.

 

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Libri

» Follia, di Patrick McGrath!

Recensione (9)

 

Ma scusa, provai a dirle, in cosa credi che consista il tradimento? Nell’andare a letto con qualcuno, o nella possibilità di distruggere, andandoci, la felicità di qualcun altro? Non è mai il fatto nudo e crudo, sono le conseguenze che avrebbe se si venisse a sapere: l’atto in sé è insignificante.

 

Chi può stabilire cosa sia la follia? Chi sia folle o meno?
Cosa si intende per follia
Domande, riflessioni, turbamenti.
Tutto ciò scaturisce dalla lettura di questo bellissimo quanto perturbante romanzo di Patrick McGrath.
Cresciuto durante l’infanzia nel manicomio criminale dove lavorava suo padre, il tema della follia non può non essere di suo interesse. Ed è perfettamente analizzato in questo libro, il cui narratore è proprio uno psichiatra, Peter Cleave, che guarda e descrive la storia con occhio clinico, apparentemente distaccato. Ma dobbiamo tenere gli occhi ben aperti su questo personaggio!

Ho notato diverse volte questo libro, ho sentito molte persone consigliarlo e, infine, complice un mercatino dell’usato ho deciso di portarlo a casa con me. L’ho letto qualche settimana fa e sono stata totalmente coinvolta dalla storia, tanto da non riuscire davvero ad abbandonarla. Lo stile di McGrath infatti ti trascina totalmente nella psiche dei personaggi, e ti spinge a indagare, a comprendere, e cercare di trovare la risposta a molti quesiti, a immaginare la soluzione di certe scelte, come piccoli detective curiosi.

Follia è caratterizzato da una forte tensione narrativa, da una sorta di senso di soffocamento, e di ansia. Almeno per me.

 

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Libri

» Efemeridi, storie, amori e ossessioni di 27 grandi scrittori, di Cesare Catà

Recensione (8)

 

«Sono promessa, John, non possiamo più vederci. Mi sposo tra sei mesi con un altro»;
«Allora perché sei qui?»;
«Perché ero troppo curiosa di sapere come finisce la storia».
«Quando Beren morì, Lúthien cantò per notti innumerevoli il suo dolore, con un canto talmente triste e sublime da commuovere persino Manwë, il signore della morte. Il quale concesse a Lúthien due vie per smettere di soffrire: rimanere un’elfa, dimenticando per sempre Beren e quanto sofferto finora, in un oblio di pace; oppure scegliere una vita con Beren, ma una vita mortale, senza certezza né di gioia né di dolore. La principessa degli Elfi scelse la seconda possibilità, e visse con il suo amore molti anni felici, sino a che entrambi morirono, l’uno al fianco dell’altra. Come si erano promessi tanto tempo prima, nel bosco, la prima volta che si videro».

Nel cimitero di Wolvercote, poco fuori Oxford, timidamente si mostra la lapide sobria e raffinatamente ornata di fiori di una donna chiamata Edith Bratt Tolkien Lúthien, morta nel 1971; e, a fianco ad essa, una seconda lapide, di un uomo deceduto appena diciannove mesi più tardi, chiamato John Ronald Reuel Tolkien Beren – professore, scrittore, geniale cantore, inventore di mondi.

 

 

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