Libri

» Il Mago di Oz, di L. Frank Baum

Recensione (10)

 

 

– E che mi dici del mio coraggio? – intervenne il Leone.
– Sono certo che ne hai da vendere, – replicò Oz.  – Ti serve solo un po’ di fiducia in te stesso. Non esiste creatura vivente che non abbia paura di fronte al pericolo; il vero coraggio sta proprio nell’affrontarlo pur essendone spaventato, e di questo genere di coraggio ne hai in abbondanza.

 

 

 

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© Una valigia ricca di Sogni

Penso che l’essenza di questo libro stia tutta qui. Nelle parole che il Mago di Oz riserva a ogni membro della “compagnia” di Dorothy, in modo particolare al Leone: bisogna avere fiducia in se stessi, credere nelle proprie capacità, perché sono solo la paura e la sfiducia a farci credere di non avere cuore, cervello, e coraggio.
Siamo spesso alla ricerca di qualcosa che ci manca, di quello che potrebbe renderci più felici di quanto siamo, ma che in realtà non ci accorgiamo di avere già. Proprio vicino a noi, dentro di noi.

Non mi va di analizzare questo libro andando a cercare i possibili riferimenti politici che potrebbe avere. Se volete scoprire qualcosa di più, capire cosa l’autore volesse inserire tra quelle righe, avete il web a disposizione e persone con molta più conoscenza di me a riguardo.
Voglio prenderlo come una semplice fiaba, come un racconto per bambini, ma che allo stesso tempo può essere importante anche per gli adulti.

È uno di quei libri che volevo leggere da sempre. Stava lì, nella libreria del mio ragazzo, e non ho resistito. Volevo andare in quel mondo al di là dell’arcobaleno, volevo seguire la piccola Dorothy e i suoi amici lungo il percorso – spesso non facile – che li avrebbe portati dal grande e potente – quanto ciarlatano – Mago di Oz per ottenere quelle quattro cose che potessero renderli veramente felici.
Un cervello per lo Spaventapasseri.
Un cuore per il Taglialegna di Latta.
Il coraggio per il Leone Codardo.
E il ritorno a casa, nel Kansas per Dorothy.

 

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Libri

» “On Writing” di Stephen King

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King.

Io non leggerò mai, King.

Dicevo. Ma oramai ho imparato che non si deve mai dire mai nella vita. Perché all’improvviso qualcosa succede e ti spinge ad andare oltre quel “mai”.
Sono una persona curiosa e, anche se dopo molto pensare, sono capace di andare oltre i miei dubbi e pregiudizi. Che poi nel caso del re dell’horror non sono stati i pregiudizi a frenarmi ma… la paura. Non amo molto il genere. Anche se da bambina vedevo molti film che ora, in modo assurdo non avrei il coraggio di rivedere. (Ma posso essere fatta così male?). E appunto, quando ero ancora molto piccola sono stata traumatizzata da IT. Ora, in molti dicono che il film non è come il libro (come spesso accade), però quel trauma ha molto bloccato la mia voglia di leggere le sue opere.
Poi sono cresciuta. Durante l’adolescenza non amavo leggere libri con troppe pagine e quando ho visto proprio quel titolo a casa di un’amica mi dicevo “No, non potrei mai leggerlo”.
Gli anni sono passati e io ho iniziato a leggere volumoni, provando piacere nel tuffarmi tra tutte quelle mille e più pagine. Bene. Sempre coerente con il mio pensiero.

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Musica

» Non mi avete fatto niente!

Parliamo di... (1)

 

 

Guardando le ultime immagini di guerre inutili non posso fare a meno di pensare ancora a questa canzone. Un testo spesso travisato da molti italiani incapaci di andare oltre le semplici parole, e capirne il vero significato.

Guardare il video girato da Michele Placido significa comprendere. Perché non si possono ignorare certe scene, certi occhi, certe azioni. Tanti pugni nello stomaco che fanno affiorare lacrime, o farti sentire male. Perché il nostro mondo è sempre più macchiato, sempre più sporco, sempre più triste. Siamo quasi abituati a certe immagini, quasi come se guardassimo un film e non la vita reale. Sembra essersi quasi perso quel labile confine tra realtà e fantasia. INVECE, quei bambini che urlano, che piangono, che muoiono in maniera anche atroce, sono REALI. Le ultime immagini che provengono dalla Siria mi hanno spezzato ancora di più il cuore, ma spesso ci si ritrova inermi. Mi chiedo sempre… che cosa posso fare io? Cosa? Come può l’essere umano essere così tanto insensibile, così tanto Mostro?

 

 

10

Questa canzone condanna tutto questo, c’è un grido di rabbia, e un altro di lamento. Ma c’è anche la speranza, rappresentata dal sorriso di un bambino. Quella flebile fiammella che non andrebbe mai spenta, perché l’odio, la guerra, l’orrore possono spazzar via la tua felicità, quella gioia non può più tornare, ma non devono impedirci di vivere. Non devono vincere. Anche se non è facile, anche se la paura resta tanta. Anche se il dolore pulsa in maniera molto forte sotto pelle, nel tuo cuore.

Ed io oggi ne voglio parlare meglio sul mio blog. Perché spesso le canzoni possono aiutare a riflettere, a star meglio, a trovare risposte o anche quella minima forza di andare avanti. Ovviamente lo “analizzerò” dal mio punto di vista. Con immagini e parole. Non essendo una critica musicale non mi addentro troppo nella tecnica.

 

Quando leggo ancora diverse persone prendere in giro una canzone accusata – erroneamente – di plagio, ammetto che mi sale il nervoso, soprattutto per quella pochezza di mente e cuore che si avverte. Gente che pur di diventare “famosa sui social” e attirare like e condivisioni, spara a zero senza sapere, spesso con frasi inutili e ridicole. Quando, invece, questo brano deve arrivare a sempre più persone. E infatti, all’estero, ne capiscono molto di più. Proprio ieri ho visto un video di un ragazzo ucraino che piangeva vedendo queste immagini. Che capiva. E spero con tutto il cuore che con la partecipazione di Ermal Meta e Fabrizio Moro all’Eurovision, il 12 maggio prossimo, possa volare ancora più in alto. La mia speranza è che vinca, non per “patriottismo”, ma per il messaggio che vuole trasmettere. Ma anche se così non fosse, sarà importante la condivisione con un pubblico molto più vasto.

 

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Libri

» “La Soglia” di Ursula K. Le Guin

Recensione (6)

 

A volte sono i libri a sceglierti.
A volte sei tu che vuoi percorrere un determinato sentiero di lettura.
E poi, ci sono quei consigli che decidi di seguire.

Il libro di cui vi parlo oggi rientra proprio in quest’ultima categoria. Mi è stato consigliato da chi ha fatto breccia nel mio cuore, e lo ringrazio. Non conoscevo la Le Guin, anche se essendo considerata come la “madre del fantasy e della fantascienza” e avendo vinto numerosi riconoscimenti e premi, mi sento un bel po’ ignorante. Però, non è mai tardi per recuperare, no?

E così ho portato a casa con me questo libro: La Soglia e ci ho messo un po’ ad entrare nella storia, lo ammetto. Trovo sempre – o quasi – un piccolo ostacolo, ma… superato il primo capitolo la curiosità è scattata e ho voluto saperne sempre di più, rispondere alle domande, conoscere meglio i protagonisti e le loro scelte, capire le loro sorti. E alla fine sono rimasta soddisfatta. Ammetto che subito dopo la conclusione mi sono ritrovata con un sorriso ma anche con un grosso punto interrogativo, ma… ci vuole un po’, a volte, per mettere insieme i pezzi e comprendere.
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Riflessioni

» Quotes! & Riflessioni

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Ho deciso di aprire due piccole rubriche in questo blog. Ne avevo tante – troppe! – nel precedente, e in fondo ne avverto una mancanza. Non voglio però stabilire un giorno preciso in cui inserirle. Ma essere libera. Assolutamente libera da vincoli, anche perché non so mai quando ho il tempo giusto e l’ispirazione necessaria per portarle avanti. Quando ho aperto questo spazio mi sono data una sola regola: non avere per forza dei vincoli che possano farmi impazzire. Lasciarmi andare dall’ispirazione, pur basandomi sui temi che ho scelto di trattare: i miei piccoli sogni nella grande valigia che è la vita.

La prima in verità è una semplice condivisione di Quotes, di citazioni provenienti da libri, film, musica o aforismi che più mi colpiscono o che voglio semplicemente condividere e magari parlarne anche un po’, attraverso i miei momenti di riflessione.

 

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Libri

» “Che la forza sia con te! – Esercizi di popsophia” di Lucrezia Ercoli

Recensione (3)

 

 

A volte mi capita di leggere dei saggi.
Questo libricino l’ho preso dopo aver assistito a due giornate di un evento nella mia città che mi ha molto colpita e sul quale ho scritto il mio primo articolo per un corso di giornalismo a cui ho partecipato e che potete trovare sulla Gazzetta di Ascoli.

Il 23 e 24 febbraio, infatti, si è svolto nel bellissimo Teatro Ventidio Basso di Ascoli PicenoCinesophia“, il festival nazionale dedicato alla “Filosofia del Cinema”, con interventi di numerosi filosofi, giornalisti, musicisti e artisti che hanno affrontato il tema del Realismo Magico partendo dalle opere di due grandi registi: Ingmar Bergman e Federico Fellini.
Vi assicuro che è stato davvero interessante e mi ha dato anche modo di conoscere film che ammetto di non aver ancora mai visto. Ovviamente ogni persona che è intervenuta ha portato altri riferimenti, contaminazioni con altre opere che in un modo o nell’altro affrontano questo viaggio tra realtà e finzione, tra sogno e veglia. Per concludere poi la serata con momenti di parole e musica. Due giornate piene ma davvero piacevoli.
Quando ho visto questo libro, di Lucrezia Ercoli, direttrice artistica di PopSophia e Cinesophia, ho deciso di prenderlo. E anche in questo caso ho trovato interessante ogni argomento affrontato.

 

 

Popsophia.
Si tratta di una filosofia mutante che unisce spudoratamente universi antagonisti: la cultura pop e la riflessione filosofica.
[…]
Si confronta aspramente e sfacciatamente con le continue trasformazioni dei “fenomeni pop” che pervadono l’attualità.

Analizzare i fenomeni del presente senza rimpiangere quell’età dell’oro premoderna e pretecnologica, ma una filosofia che attraverso l’analisi dei “miti e riti” delle nuove generazioni, dalle fiction, ai programmi tv, ai fumetti, ai reality show, alla musica cerca di porsi nuove domande, nuovi strumenti, nuovi linguaggi, nuove idee. Un confronto anche tra passato e presente. Ed è questo ciò che si compie all’interno di questo libricino. Attraverso questi “esercizi di popsophia” l’autrice indaga, tramite la filosofia, sui vari fenomeni televisivi, cinematografici, musicali della nostra attualità, ponendosi domande, alimentando idee e linguaggi nuovi.

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Musica

» Sull’orlo di una crisi d’amore…

 

Parliamo di...

 

 

 

Userò la notte per farti luce
userò il silenzio per alzare la mia voce
quando dici di valere meno di questa canzone
io ti dico che tu vali più di un miliardo di persone
anche la neve a settembre è soltanto acqua in un bicchiere
se non ci sei tu.

 

 

 

Sono tornati.
L’attesa è stata lunga ma… il loro ritorno mi ha fatta sentire di nuovo a casa.
Potrò anche affezionarmi a nuovi Artisti, alla loro musica e parole, ma poi quando tornano i La Rua io mi lascio di nuovo accarezzare dalla loro Arte. E con la mente vago sempre a quel giugno di tre anni fa quando li ho scoperti per caso in un piccolo concerto vicino casa. Da quel giorno sono arrivati dritti al mio cuore e da lì non si schiodano mai. Ricordo come ho preso subito il loro primo cd e da quel momento in poi la loro musica non ha smesso di risuonare in casa mia.
E mi sono affezionata tantissimo a quei sei ragazzi. Non ho sempre condiviso certe scelte, ma… non posso allontanarmi da loro, perché non sanno il bene che mi fanno. Casa. Sì, mi sento sempre a casa con loro.

Da Venerdì 23 marzo, infatti, è in rotazione radiofonica e disponibile negli store digitali e sulle piattaforme streaming il singolo “Sull’orlo di una crisi d’amore”, brano scritto da Dario Faini, Alessandro Raina e Daniele Incicco (leader dei La Rua) e la produzione di Dario Faini con i La Rua.
E alla voce di Daniele si unisce quella di Federica Carta.

 

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screen dal video “Sull’Orlo di una Crisi d’Amore” VEVO

 

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