Libri

» La custode di mia sorella, di Jodi Picoult

Recensione (11)

 

 

 

Solo una cosa rimane sempre uguale: “tra dieci anni”, dichiaro, “voglio essere la sorella di Kate”.

 

 

Ore 2 di notte.
Una ragazza, da sola sul suo letto, volta l’ultima pagina di un libro e si asciuga le lacrime.

Ecco, quella ragazza ero io qualche sera fa, dopo aver concluso una lettura bellissima: La Custode di mia sorella di Jodi Picoult.

Ho comprato questo libro anni fa, dopo aver visto l’omonimo film che mi ha molto scossa. Anche se consapevole che non fosse una storia facile, mi piace moltissimo andare a leggere quei libri che hanno ispirato i film. Ma solo pochi giorni fa ho deciso di affrontarne finalmente la lettura.

E che dire?
Questo libro è bellissimo. Forte. Straziante. Un bel colpo alla stomaco, ma bellissimo. Ti coinvolge tantissimo, ti spinge a riflettere, a cercare di comprendere il motivo di certe azioni da parte di ciascun personaggio. Sì, perché si tratta di un romanzo corale, più voci che ti fanno conoscere pensieri e ragioni dei personaggi. Le loro emozioni, i loro sentimenti, le scelte non facili che però – seppur non sempre si possano comprendere – sono dettate dal cuore, dall’amore che si prova per un pezzo di te, della tua anima, del tuo sangue.

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Libri

» Follia, di Patrick McGrath!

Recensione (9)

 

Ma scusa, provai a dirle, in cosa credi che consista il tradimento? Nell’andare a letto con qualcuno, o nella possibilità di distruggere, andandoci, la felicità di qualcun altro? Non è mai il fatto nudo e crudo, sono le conseguenze che avrebbe se si venisse a sapere: l’atto in sé è insignificante.

 

Chi può stabilire cosa sia la follia? Chi sia folle o meno?
Cosa si intende per follia
Domande, riflessioni, turbamenti.
Tutto ciò scaturisce dalla lettura di questo bellissimo quanto perturbante romanzo di Patrick McGrath.
Cresciuto durante l’infanzia nel manicomio criminale dove lavorava suo padre, il tema della follia non può non essere di suo interesse. Ed è perfettamente analizzato in questo libro, il cui narratore è proprio uno psichiatra, Peter Cleave, che guarda e descrive la storia con occhio clinico, apparentemente distaccato. Ma dobbiamo tenere gli occhi ben aperti su questo personaggio!

Ho notato diverse volte questo libro, ho sentito molte persone consigliarlo e, infine, complice un mercatino dell’usato ho deciso di portarlo a casa con me. L’ho letto qualche settimana fa e sono stata totalmente coinvolta dalla storia, tanto da non riuscire davvero ad abbandonarla. Lo stile di McGrath infatti ti trascina totalmente nella psiche dei personaggi, e ti spinge a indagare, a comprendere, e cercare di trovare la risposta a molti quesiti, a immaginare la soluzione di certe scelte, come piccoli detective curiosi.

Follia è caratterizzato da una forte tensione narrativa, da una sorta di senso di soffocamento, e di ansia. Almeno per me.

 

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Libri

» Efemeridi, storie, amori e ossessioni di 27 grandi scrittori, di Cesare Catà

Recensione (8)

 

«Sono promessa, John, non possiamo più vederci. Mi sposo tra sei mesi con un altro»;
«Allora perché sei qui?»;
«Perché ero troppo curiosa di sapere come finisce la storia».
«Quando Beren morì, Lúthien cantò per notti innumerevoli il suo dolore, con un canto talmente triste e sublime da commuovere persino Manwë, il signore della morte. Il quale concesse a Lúthien due vie per smettere di soffrire: rimanere un’elfa, dimenticando per sempre Beren e quanto sofferto finora, in un oblio di pace; oppure scegliere una vita con Beren, ma una vita mortale, senza certezza né di gioia né di dolore. La principessa degli Elfi scelse la seconda possibilità, e visse con il suo amore molti anni felici, sino a che entrambi morirono, l’uno al fianco dell’altra. Come si erano promessi tanto tempo prima, nel bosco, la prima volta che si videro».

Nel cimitero di Wolvercote, poco fuori Oxford, timidamente si mostra la lapide sobria e raffinatamente ornata di fiori di una donna chiamata Edith Bratt Tolkien Lúthien, morta nel 1971; e, a fianco ad essa, una seconda lapide, di un uomo deceduto appena diciannove mesi più tardi, chiamato John Ronald Reuel Tolkien Beren – professore, scrittore, geniale cantore, inventore di mondi.

 

 

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Libri

» Novecento, di Alessandro Baricco

 

Recensione (7)

 

 

Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento.
Un nome particolare per una figura altrettanto particolare e degna di nota.
Un nome dato a un bambino trovato su una nave – Virginian – diretta in America. Quel luogo tanto sognato, pieno di speranze, di una nuova vita.
Un bambino lasciato sopra un pianoforte. Uno strumento che diventerà parte integrante della sua anima, un prolungamento del suo corpo, la realizzazione della poesia che si annida nel suo cuore.

Ogni volta che entravo in libreria scorrevo con gli occhi i vari titoli di Alessandro Baricco. Ammetto, in tutta sincerità, di non aver mai letto nulla di suo prima di ora, ma sono sempre stata curiosa. Tentata. E finalmente ho potuto sanare un po’ di curiosità, prendendo due titoli dalla libreria del mio ragazzo. Novecento, che ho divorato nel giro di pochissimo, e Seta (che, invece, devo ancora leggere).
Di Novecento sapevo la storia perché incantata dalla trasposizione cinematografica che, ora posso dirlo, rappresenta al meglio – almeno per me – quanto scritto in quelle pagine. Ho amato il film. Totalmente. È difficile che un film possa ricreare tutte le sfumature di un libro, ma a mio avviso con La Leggenda del Pianista sull’Oceano ci sono riusciti!
Ho amato il libro. E ogni volta che scorrevo quelle righe rivedevo le immagini del film, come se la voce stessa degli attori risuonasse nelle mie orecchie.

Più che un romanzo, è un lungo racconto teatrale che scorre in maniera veloce ma che profuma di emozioni, storia, sentimenti e soprattutto… musica.
Una musica che puoi provare a immaginare, che scorre tra quelle parole, e prende vita.

La musica Jazz. 

 

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Libri

» “On Writing” di Stephen King

Recensione (5).png

King.

Io non leggerò mai, King.

Dicevo. Ma oramai ho imparato che non si deve mai dire mai nella vita. Perché all’improvviso qualcosa succede e ti spinge ad andare oltre quel “mai”.
Sono una persona curiosa e, anche se dopo molto pensare, sono capace di andare oltre i miei dubbi e pregiudizi. Che poi nel caso del re dell’horror non sono stati i pregiudizi a frenarmi ma… la paura. Non amo molto il genere. Anche se da bambina vedevo molti film che ora, in modo assurdo non avrei il coraggio di rivedere. (Ma posso essere fatta così male?). E appunto, quando ero ancora molto piccola sono stata traumatizzata da IT. Ora, in molti dicono che il film non è come il libro (come spesso accade), però quel trauma ha molto bloccato la mia voglia di leggere le sue opere.
Poi sono cresciuta. Durante l’adolescenza non amavo leggere libri con troppe pagine e quando ho visto proprio quel titolo a casa di un’amica mi dicevo “No, non potrei mai leggerlo”.
Gli anni sono passati e io ho iniziato a leggere volumoni, provando piacere nel tuffarmi tra tutte quelle mille e più pagine. Bene. Sempre coerente con il mio pensiero.

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Libri

» “Le nostre anime di notte” di Kent Haruf

Recensione (4)

 

Ci sono autori che ti colpiscono in modo particolare e di cui vorresti leggere tutte le opere.
Kent Haruf è uno di questi.
L’ho scoperto navigato in rete. Ho visto i commenti entusiastici di molti lettori, e mi sono fatta prestare – ma conto di comprare presto – la Trilogia della Pianura. Lì mi sono persa tra storie che hanno il sapore del quotidiano, della vita semplice, con i suoi sprazzi di luce e di buio. Storie di persone con i loro rimpianti, le gioie, i dolori, le difficoltà e la speranza. Quella voglia di ricominciare quando tutto ormai sembra perso, e di riprendere a vivere. Attimi di vite tratteggiate con uno stile semplice ma, per me, speciale.

Con frasi semplici e leggere, e l’uso massiccio di dialoghi, Haruf ci trascina con sé ad Holt una piccola cittadina dove va in scena… la vita.
Sì, quella di tutti i giorni. Ma in un territorio piccolo e anche chiuso, dove tutti sanno tutto, dove le chiacchiere scorrono velocemente, e spesso il cervello resta chiuso di fronte ad altre “aperture”. Troviamo anziani colpiti da malattie che portano alla morte, che si ritrovano a far un viaggio indietro nella propria esistenza, cercando di affrontare quei momenti di ombra, quelle scelte sbagliate. Rimpianti e rimorsi e la ricerca di una speranza finale.
Donne sole e ormai anziane che soffrono per amori sbagliati e scelte che hanno fatto loro del male, ma che riscoprono in una bambina e nelle piccole cose di tutti i giorni il piacere, quel pizzico di gioia che dà sapore alla vita.
Troviamo una ragazza incinta, cacciata di casa, che trova riparo proprio nel luogo più inconsapevole e strano: in una casa in cui vivono due uomini, due fratelli (quanto li ho adorati! Quanto ho pianto!), scapoli e dediti solo alla loro fattoria, alla loro terra e ai loro animali. Quella che apparirà come una cosa strana e assurda, diventerà un motivo per cambiare la propria vita, per uscire fuori dal guscio, per ritrovare un motivo di riscatto. E poi cambiamenti, difficoltà, incomprensioni. Mancanza di apertura nei confronti del prossimo, ma anche teneri gesti che fanno ancora credere nella bontà dell’essere umano, nonostante tutto.

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Libri

» “Momo” di Michael Ende

Recensione (2)

Giorni non proprio felici, giorni in cui la pioggia e il maltempo non se ne vogliono andare e rischiano anche di guastarmi il weekend, piccoli sogni sui quali avevo fantasticato per ritrovare il sorriso perso. E allora trovo rifugio in quello che può farmi bene: le parole, il mio blog e un libro di cui parlare e condividere.

Oggi, in particolare, vi parlo della piccola, tenera, Momo di Michael Ende. Ebbene sì, lo stesso autore di quel prezioso libro “La Storia Infinita”, che ancora una volta è riuscito a conquistare il mio cuore e farmi riflettere.

 

Se dovessi riassumere in poche righe Momo mi soffermerei sulla parola Tempo.
E potrei aggiungere che, ancora una volta, quello che può sembrare un mero racconto per bambini in realtà è molto più adatto agli adulti, e alla loro vita sempre più frenetica, sempre con quella voglia di risparmiare il tempo, di correre, correre, spesso dietro a un lavoro e a delle regole imposte dalla società, perdendo molto, lasciando dietro di sé i veri valori, la vera bellezza della vita.

È un libro che dietro la fantasia di una bambina, Momo, e alcuni elementi fantastici, in realtà invita il lettore a fare una vera riflessione, con se stesso, con la società, con il tempo stesso, con la propria vita.
Correre per restare al passo, lavorare sempre di più e in poco tempo per vivere. Ma poi, stai davvero vivendo?
Una critica o forse un monito contro una società moderna dedita sempre più al consumismo, alle semplici “cose materiali”, alla frenesia del vivere, perdendo di vista i valori più importanti, la felicità delle persone, quegli aspetti più “umani” che rendono la vita veramente degna di essere vissuta. La fantasia, l’immaginazione, l’arte, il contatto umano quasi si perdono, impedendo all’uomo di vivere le piccole cose che rendono la vita speciale.

 

 

 

momo
© Una Valigia Ricca di Sogni

 

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