Libri

» Il valzer degli alberi e del cielo, di Jean-Michel Guenassia

Recensione (4)

Amare l’arte significa anche ricercarla nei romanzi. Quando mi è stato proposto un libro sugli ultimi giorni della vita di Van Gogh, ho subito avanzato la mia voglia di leggerlo e lasciare la mia più onesta opinione.
L’ho concluso proprio ieri, e oggi ve ne parlerò!

Intanto ringrazio la casa editrice Salani, per avermi concesso questa opportunità!

 

 

Vincent non era disposto a lasciarsi amare. Mi amava a modo suo, e io non lo capivo e non lo accettavo. Avrei voluto che mi amasse più della pittura, e questo era impensabile. Non poteva sacrificare la pittura per me; era semplicemente inconcepibile. Nella sua vita non c’era posto per una donna e la pittura. Si è sforzato ma, di fronte a un campo di grano, un tetto di paglia o un pagliaio, io non contavo niente.

Nella mia memoria ho serbato soltanto i momenti allegri, Vincent non era triste o arcigno, era come un bambino che scopre il mondo, avevamo milioni di cose da dirci. Ma lui sapeva che il nostro tempo era contato. Io no. Lui sapeva, d’istinto, molto prima che io l’ammettessi, che siamo soli sulla Terra e che contro questo non possiamo far nulla. Soli di fronte a noi stessi. Soli in mezzo agli altri. Qualunque cosa ci si possa inventare per far credere il contrario.

E Vincent è riuscito a dipingere proprio la bellezza di questa profonda solitudine.

Ho voluto esordire con questo brano perché è quello che mi è rimasto più impresso.
Vincent è riuscito a dipingere proprio la bellezza di questa profonda solitudine.
È una frase che mi ha molto colpita. E non mi sento poi così distante da questo pensiero. Certo, nella vita i rapporti sono molto importanti, ma molto spesso nelle scelte da prendere e in molte occasioni ti ritrovi a scontrarti con te stesso. Sei tu di fronte al mondo o, ancor peggio, a te stesso.

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