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» Nord e Sud, di Elizabeth Gaskell – Recensione

Recensione

 

Ho iniziato a leggere questo libro proprio all’inizio della quarantena, in un momento in cui anch’io ho subito una sorta di blocco del lettore, o comunque una certa difficoltà nell’affrontare i testi scelti per questo mese. Ho alternato questa lettura ad altre, ma alla fine, quando ho ritrovato il giusto sprint, le pagine della Gaskell mi hanno rapita totalmente. Un inizio un po’ lento, sicuramente provocato anche dal mio stato emotivo, ma poi la fiamma si è accesa ed io ho totalmente amato questo classico della letteratura inglese.
Forse Elizabeth Gaskell non è così conosciuta rispetto alle sue colleghe: penso alla mia amata Jane Austen, ma anche alle sorelle Brontë, ma una volta che inizi a leggerla, cresce la voglia di saperne di più, di scoprire altre sue opere, perché non ha nulla da invidiare a queste grandi scrittrici che in così tanti amiamo.
C’è anche da dire che Elizabeth Gaskell fosse una grande amica di Charlotte Brontë, di cui scrisse anche la biografia (libro che voglio assolutamente recuperare!), e conobbe anche… Charles Dickens. Quindi, potete già immaginare l’epoca in cui questo bellissimo romanzo è stato pubblicato, e anche i temi che tratta. Ma, ci arriveremo presto.

Nord e Sud uscì a puntate nel periodico settimanale Household Words di Charles Dickens dal 1854 al 1855.
L’autrice voleva intitolarlo Margaret Hale in onore alla protagonista, ma poi è stata costretta a cambiarlo a seguito delle pressioni dell’editore, come a enfatizzare meglio il contrasto tra le due realtà inglesi dell’epoca.

Ma di cosa parla questo classico?

nord_e_sudMargaret Hale è una giovane ragazza cresciuta tra il lusso di Harley Street, a Londra, e il villaggio di campagna di Helstone, dove all’inizio di quest’opera torna in compagnia di suo padre. Helstone è il luogo che ama di più: così tranquillo, così immerso nel verde, con vasti prati nella luce calda e profumata, creature selvatiche che vivevano libere e si crogiolavano al sole, e le piante e i fiori che vi nascevano. Un luogo delizioso dove Margaret si sente a casa e in pace con se stessa, dove può fare passeggiate all’aria aperta, totalmente immersa nei piacevoli odori che solo la natura può donare, per rinfrancare l’anima.
Tuttavia la sua gioia per quel ritorno, dopo aver trascorso un periodo a Londra da sua zia e sua cugina, è presto guastata da un annuncio gravoso quanto imprevedibile: suo padre, a seguito di un turbamento religioso che lo porta a scegliere di rinunciare al suo ruolo di pastore, ha deciso che lasceranno tutto per andare a Milton-Northern, una popolosa città manifatturiera del Nord. Lì, su consiglio anche di un caro amico di Oxford, Mr Bell, svolgerà il ruolo di precettore privato.

Dopo un attimo di scoraggiamento, Margaret prende subito in mano l’organizzazione, ma una volta arrivati a Milton, i cambiamenti sono evidenti così come il turbamento degli animi non solo il suo, di suo padre, ma anche se soprattutto di sua madre – una donna già vulnerabile -.

Già parecchie miglia prima di raggiungere Milton, iniziarono a vedere una nube plumbea che incombeva sull’orizzonte. Era tanto più scura per il contrasto con il grigio-celeste del cielo invernale di Heston, dove già c’erano stati i primissimi segni del gelo. Più vicino alla città, l’aria aveva un sapore indistinto e odorava di fumo: forse, dopotutto, era dovuto alla perdita della fragranza dell’erba e della vegetazione, più che a un qualche sapore o odore reali. Veloci turbinarono lungo strade diritte e desolate, fiancheggiate da piccole case di mattoni tutte uguali. Come chiocce tra i loro pulcini, qua e là si ergevano grandi fabbriche, edifici rettangolari con tante finestre che emettevano sbuffi di fumo “non parlamentare”, in una quantità tale che Margaret li aveva scambiati per quella nube che preannunciava la pioggia. Per le strade più lunghe e ampie dalla stazione all’albergo, la loro carrozza si dovette fermare di continuo, carri carichi di merce bloccavano le vie principali non sufficientemente larghe.

 

Il confronto tra Londra/Helstone e Milton si percepisce sin dalle prime pagine che descrivono il loro arrivo. La nube di smog, il degrado, le case tutte attaccate e uguali, l’aria fumosa a causa delle fabbriche, il caos dei carri carichi di merce e delle persone fanno avvertite quasi una sensazione di claustrofobia. È un passaggio molto forte per chi proviene da un villaggio di campagna o è comunque abituata all’atmosfera più calda e solare delle strade di Londra. Per Margaret e i suoi genitori non è facile questo cambiamento, eppure ancora una volta emerge la sua indole, che la rende differente da molte dame dell’epoca: la sua indipendenza, la sua capacità di giudizio autonomo (anche se spesso soggetta a pregiudizi e orgoglio), la sua voglia di aiutare i genitori in ogni modo possibile, e di conoscere pian piano le abitudini e le persone di quel nuovo mondo.

Ed è così che Margaret fa nuove conoscenze: stringe presto amicizia con Bessy Higgins, molto malata a seguito del suo lavoro in fabbrica, e con il padre Nicholas, sindacalista impegnato in maniera attiva nel movimento operaio. Diventa subito una sorta di protettrice degli ultimi, dei più poveri, scontrandosi così, sin da subito, con uno dei più grandi industriali di Milton: John Thornton, allievo di suo padre. Sono diversi gli incontri-scontri tra i due: personaggi così differenti per origini, educazione, e formazione.
John Thornton è un uomo che si è fatto da solo, che è giunto a un tale ruolo grazie alla sua iniziativa, al suo impegno. Agli occhi di Margaret non appare come i gentiluomini del Sud, che acquisiscono una determinata posizione sociale per natalità, e inoltre ai suoi occhi appare come l’artefice della miseria in cui vivono gli operai che nel corso del tempo ha modo di conoscere.
Eppure, tra quegli scontri, sboccia anche un sentimento diverso. John, nonostante Margaret sia così piena di pregiudizi da risultare antipatica e altezzosa, se ne innamora e si propone, ma lei rifiuta, quasi sdegnata.

La vita di Margaret prosegue tra la storia della sua famiglia – compresa quella di un fratello lontano -, i numerosi lutti che sconvolgeranno la sua anima e la spingeranno ad affrontare non poche difficoltà, ma anche la Storia esterna: lotte di classe, scioperi, scontri tra sindacalisti e grandi industriali, e che porteranno la protagonista a crescere, a diventare una vera e propria donna, capace di prendere finalmente in mano la sua vita, di fare le sue scelte, senza più dover sottostare a quelle di altre persone. E questo condurrà a un finale che forse non sorprende troppo, ma che desideri con tutto il cuore, e che fa un po’ sorridere nell’immaginare le possibili reazioni dei famigliari dei due protagonisti.

In questo romanzo è presente anche un percorso di formazione di Margaret, che attraverso numerose perdite e momenti complicati, pian piano diventa adulta, comprende molte cose che fino a quel momento criticava o non conosceva, e trova finalmente il suo posto nel mondo, facendo scelte in maniera autonoma e indipendente dopo anni al servizio degli altri. Margaret all’inizio sembra molto ingenua, così formata dalla classe del Sud, ma  nel corso delle pagine la vita la porterà a rimanere sola, e in quella solitudine farà i conti con se stessa, e diventerà più matura.

 

Oh, quest’ultimo anno è stato così infelice! È come se fossi passata di colpo dall’infanzia alla vecchiaia. Non ho vissuto la giovinezza, né la crescita; come donna non ho più speranze perché non mi sposerò mai; e vivo già preoccupazioni e sofferenze proprio come se fossi una vecchia, con lo stesso spirito timoroso. Sono stufa di dover essere sempre forte.

 

Nord e Sud è un romanzo denso di temi e avvenimenti, ma anche di personaggi. Tutti, però, sono caratterizzati perfettamente, ognuno di loro è perfettamente riconoscibile, anche per i diversi registri linguistici usati. Vengono portate in evidenza varie classi sociali, dai nobili aristocratici del sud, al sorgere di nuove figure, quelle dei padroni delle industrie, ma anche i più poveri, gli operai, persone che rischiano di morire a causa del lavoro nelle fabbriche, o che non possono sempre sopperire alle necessità della loro numerosa famiglia.

Possiamo definirlo un romanzo dei contrasti, dove Margaret assume il ruolo di mediatrice: tra nord e sud, tra padroni e operai, tra ricchi e poveri.
Quello che manca in tutti questi rapporti è proprio la comunicazione, e quando i muri cadono, e i pregiudizi vengono abbandonati, le cose migliorano.

Contrasto, dunque.
Il primo, evidente, è quello tra Nord e Sud. 

Margaret era semplicemente troppo contenta di ascoltarlo finché parlava di Milton, sebbene non avesse incontrato nessuna delle persone che lei in particolare conosceva. Il piacere era dovuto al tono di disprezzo e spregio che avevano sua cugina e sua zia quando parlavano di quella città: proprio quei sentimenti che Margaret si vergognava di ricordare perché lei stessa li aveva espressi e provati inizialmente quando era andata a vivere lì. Ma il signor Lennox quasi superava Margaret nell’apprezzare le qualità di Milton e dei suoi abitanti. La loro energia, la loro forza, il loro indomito coraggio nel lottare e combattere; l’intensità delle loro vite, lo affascinava e catturava la sua attenzione.

Dalle descrizioni minuziose che ci dona la Gaskell, si possono immaginare queste due diverse realtà geografiche con colori differenti e opposti: se pensi al nord, i colori sono freddi, costantemente sui toni dell’azzurro e del grigio. Il fumo che si alza dalle fabbriche, lo smog, i visi contorti dalla sofferenza o dalla rabbia degli operai, i turbamenti, il freddo, il lavoro e le attività incessanti ai fini della produzione. Eppure, a mio avviso, nasconde una sorta di “cuore caldo” se così posso definirlo: le persone qui hanno intraprendenza, iniziativa personale, non si limitano alla frivolezza, ai balli, ai ritmi lenti e oziosi della realtà rurale del sud. Siamo durante la Rivoluzione Industriale, che se da un lato ha molti lati negativi, dall’altro spinge le persone a crearsi da sole, di propria iniziativa, coraggio e impegno, anche quando non si nasce in famiglie altolocate. John, pur con i suoi difetti, è un personaggio molto interessante: con le sue sole forze è riuscito a costruirsi una posizione rispettabile, e quando comprenderà che i suoi operai non sono solo mani, ma persone, le cose andranno anche meglio.

Il sud, invece, è dominato dai toni caldi, luminosi, chiari. Riflette un po’ quel mondo fatto di balli, cene, eventi, dove le attività lavorative sembrano quasi un disturbo, una noia. Occorre essere ben vestiti, rispettabili, conquistare altri soggetti appartenenti alle medesima classe sociale. Esistenze ovattate, quasi noiose, che però presentano molta frivolezza e superficialità. È un ambiente ancora rurale, che segue i tempi del ciclo agricolo, una routine sempre uguale, quasi apatica.

 

Stava iniziando a non poterne più di quell’agiatezza piatta in cui non servivano né sforzo né impegno. Aveva il terrore di diventare insensibile, come addormentata, fino a dimenticarsi di tutto quello che c’era al di là della vita che la avvolgeva con la ricchezza. Potevano magari esserci lavoratori instancabili anche a Londra, ma non li incontrava mai; e gli stessi domestici vivevano in un mondo sotterraneo a sé stante, e lei non ne conosceva né le speranze né le paure; sembrava cominciare a esistere nel momento in cui il padrone o la padrona avevano bisogno di loro per qualche desiderio o capriccio.

 

Due mondi e mentalità in opposizione che dovrebbero però trovare un punto d’incontro.

Altro contrasto è quello tra Padroni/Grandi Industriali e Operai/Sindacalisti. Da un lato c’è l’esigenza di produrre quanto più possibile, anche a scapito della salute fisica degli operai, dall’altro c’è la reazione di questi ultimi che tramite scioperi e violenze vorrebbero far sentire la propria voce. Il dialogo anche qui è molto difficile, complesso. Ci sono pregiudizi da entrambe le parti. È un romanzo anche sociale, quindi, che mostra lotte sindacali, scioperi, e l’emergere di nuove classi sociali. 
E questo si riflette anche nel contrasto tra Ricchi e Poveri, soprattutto nelle descrizioni intense della realtà di quelle persone che perdono la vita, le cui esistenze sono disperate. Pensiamo alla famiglia degli Higgins, a Bessy e alla sua malattia causata dal suo lavoro in fabbrica, o ai loro vicini i Boucher, una famiglia numerosa, con troppe bocche da sfamare. Ma qui c’è anche la bellezza dei rapporti tra membri della medesima classe sociale, che nonostante abbiano poco, si aiutano a vicenda, con coraggio, forza, e orgoglio.

Fu questo che diede origine alla sofferenza – il fatto che l’amasse appassionatamente, e che persino valutando ogni suo difetto, la considerasse più affascinante e incantevole di qualsiasi altra donna; e allo stesso tempo la credesse così legata a quest’altro presunto spasimante, talmente travolta dall’amore per lui, da violare la sua onestà.

 

E, infine, c’è il contrasto tra John Thornton e Margaret Hale.
Lui espressione del Nord, lei del Sud. 
I loro rapporti sono complicati sin dalle prime battute. C’è chi paragona la loro storia a quella di Elizabeth Bennet e Mr Darcy, e in effetti anche io ho trovato qualcosa di simile – ma solo nella storia d’amore -: Margaret e John sono spesso offuscati da orgoglio e pregiudizi, da fraintendimenti che rischiano di minare la rispettabilità di entrambi. Per buona parte del romanzo la comunicazione tra loro è difficile: segreti e problemi minano le speranze.
Margaret è una donna coraggiosa, è lei a occuparsi della sua famiglia, a proteggerli, aiutarli, difenderli, avendo un padre debole nei pensieri e nelle scelte, e una madre sofferente dal punto di vista fisico, oltre a un fratello lontano e in pericolo, e ha atteggiamenti inconsueti per una dama del tempo. Allo steso tempo, però, ha anche troppi pregiudizi che non le fanno comprendere la nuova realtà in cui vive. Appare, quindi, fredda e altezzosa, ma in fondo ha un grande cuore.
Lei è la mediatrice tra tutti i contrasti già citati; il fulcro del romanzo, e non mi sorprende quindi la prima scelta della Gaskell di intitolarlo con il suo nome.
John è l’innamorato respinto, l’uomo che nonostante la crisi, si è fatto da sé. Geloso, orgoglioso, a tratti freddo come la città che rappresenta, ma in verità ha un cuore colmo di amore, nonostante la sofferenza del non poter essere ricambiato da quella donna.

Aveva capito cos’era l’amore: un acuto dolore, un’esperienza atroce, in mezzo alle fiamme del quale era costretto a dimenarsi! Ma avrebbe attraversato quella fornace lottando e avrebbe raggiunto la serenità della mezza età, molto più ricco e umano per aver sperimentato quella smisurata passione.

Altri personaggi che restano impressi sono la Signora Thornton, madre di John: forte, determinata, a tratti forse un po’ troppo legata a quel figlio che ai suoi occhi è perfetto, e che non merita nessun genere di sofferenza. Ma anche Nicholas Higgins, attraverso il quale si affronta e l’autrice s’interroga sulla lotta operaia e Mr Bell, che aiuterà Margaret in un momento di profonda difficoltà.

È un classico che ho amato moltissimo, e che non ritengo – almeno a mio avviso – così simile a Orgoglio e Pregiudizio della Austen, se non nel rapporto tra i due protagonisti. Nell’introduzione di Marisa Sestito, infatti, si parla più di una relazione con le sorelle Brontë che la Gaskell conosceva bene, soprattutto ai romanzi di Anne (ma in questo caso non so dirvi nulla, dovendo ancora recuperarli!). Se volete ritrovare le atmosfere e la penna ironica della Austen, secondo me non è il romanzo giusto: ma se volete perdervi in quelle atmosfere grigie e amare dei romanzi di Dickens e delle sorelle Brontë, una lettura della Storia dell’epoca, e qualche traccia autobiografica dell’autrice stessa, oltre a un tocco – secondo me – di originalità, non potete non leggerlo.

Molte belle e interessanti sono le citazioni all’inizio di ogni capitolo, che anticipano temi, sentimenti ed eventi che andremo ben presto a leggere su quelle pagine.

Io ve lo consiglio.

Concludo con una considerazione personale: io però un po’ Margaret la capisco, quando ha un profondo turbamento nell’abbandonare il suo tranquillo villaggio di campagna per andare in una città industriale con smog e palazzi tutti vicini che impediscono la vista del cielo. È un percorso che ho fatto anche io. 

 

Ringrazio la Jo March Edizioni per la copia cartacea del libro. E vi invito a scoprire questa casa editrice che con le sue collane vuole far affiorare quei piccoli tesori  spesso poco conosciuti della letteratura anglo-americana, della classicità così come del contemporaneo, così come le vite, spesso straordinarie, degli autori che hanno creato indimenticabili romanzi della letteratura, e non ultimi i classici della letteratura per ragazzi.

Io non vedo l’ora di recuperare altri dei loro volumi!

 

 

 


Nord e Sud
Nord e Sud,
Elizabeth Gaskell
Casa editrice: Jo March
Traduzione di: Laura Pecoraro
Pagine: 476
Prezzo: 15 euro

Voto: ♥♥♥♥♥

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